Terrorismo

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È di 29 morti e 49 feriti il bilancio, ancora provvisorio, del duplice attentato, rivendicato dall'Isis, che ha colpito il quartiere centrale di Shash Darak a Kabul, dietro l'ambasciata statunitense e il quartier generale della Nato. Otto vittime, secondo quanto diffuso dal Comitato per la sicurezza dei giornalisti afghani (Ajsc), sono reporter, altri sei sono rimasti feriti. 

Una donna di 51 anni e un uomo di 65 sono le vittime dell’incidente di sabato pomeriggio a Münster quando un piccolo camper ha investito la gente seduta al Kiepenkerl, locale della città vecchia. L’autista, cittadino tedesco, residente a Münster, 48 anni, si è tolto la vita subito dopo. Gremita la chiesa di San Paolo a Münster nella serata di ieri, domenica 8 aprile, per la celebrazione ecumenica di commemorazione delle vittime dell’incidente di sabato.

Gérard Collombe, ministro degli Interni francese, ha confermato il bilancio iniziale di tre morti parlando ai giornalisti a Trèbes dove era giunto in tarda mattinata. Ecco la ricostruzione dell'atto terroristico. Sabato mattina è morto il colonnello della Gendarmeria, Arnaud Beltrame, 45 anni, che si era offerto al posto di un ostaggio.

Un uomo armato, che avrebbe detto di appartenere all'Isis, si era barricato in un supermercato Super U a Trèbes, piccolo comune non lontano da Carcassone, nel dipartimento dell’Aude. Le forze speciali, con un blitz, lo hanno ucciso mentre era rimasto nel supermercato con un colonnello dei gendarmi che si era offerto per sostituire gli ostaggi.

Nell’attuale scenario politico il pensiero di Aldo Moro non torna per suscitare nostalgie e ricordi - che pure hanno umanamente un grande valore - ma per chiedere con insistenza di ritrovare la ragioni più profonde di un impegno, di un servizio, di una responsabilità di fronte alla storia, di fronte alle generazioni che salgono.

«Quello che disturba è che l'Italia sia praticamente telecomandata dalla Francia. Sembra che vengano in Niger per difendere gli interessi francesi, legati all'uranio». A parlare al Sir dalla capitale Niamey è padre Vito Girotto, della Società missioni africane. Tutti i missionari italiani in Niger concordano sulla contrarietà alla missione militare italiana.

«Fino a quando il popolo afghano dovrà sopportare questa disumana violenza?». Con queste parole, dopo la recita dell’Angelus di ieri, il Papa ha citato «la dolorosa notizia della terribile strage terroristica compiuta nella capitale Kabul, con più di cento morti e numerosi feriti» e l’altro «grave attentato» di pochi giorni fa, che sempre a Kabul «aveva seminato terrore e morte in un grande albergo».

«È con profonda tristezza che confermiamo che tre membri dello staff di Save the Children sono stati uccisi nell’attacco di oggi alla nostra sede a Jalalabad, in Afghanistan. Tutto il resto dello staff che si trovava nella struttura è stato tratto in salvo, mentre in quattro sono rimasti feriti nel corso dell’attacco e stanno attualmente ricevendo cure mediche». Lo rende noto un comunicato appena diffuso dall’organizzazione umanitaria che «condanna questo attacco nella maniera più dura possibile».