Tratta esseri umani

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«No» al traffico di organi, «sì» a donazioni etiche. Si può sintetizzare così la dichiarazione finale stilata al termine del Summit vaticano sul traffico di organi e sul turismo dei trapianti, svoltosi il 7 e 8 febbraio presso la Casina Pio IV, sede della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, promotrice dell’iniziativa, a cui hanno partecipato esperti da tutto il mondo, compresi due provenienti dalla Cina.

Al termine dell'udienza generale di oggi, nell'Aula Paolo VI, il Papa ha parlato della giornata mondiale contro la tratta: “Oggi si celebra la Giornata di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, quest’anno dedicata in particolare a bambini e adolescenti. Incoraggio tutti coloro che in vari modi aiutano i minori schiavizzati e abusati a liberarsi da tale oppressione. Auspico che quanti hanno responsabilità di governo combattano con decisione questa piaga, dando voce ai nostri fratelli più piccoli, umiliati nella loro dignità. Occorre fare ogni sforzo per debellare questo crimine vergognoso e intollerabile. (…) Torno alla celebrazione di oggi, la Giornata di preghiera e riflessione contro la tratta delle persone, che si celebra oggi perché oggi è la festa di santa Giuseppina Bakhita...."

“Una delle più dolorose di queste ferite aperte è la tratta di esseri umani, una moderna forma di schiavitù, che viola la dignità, dono di Dio, in tanti nostri fratelli e sorelle e costituisce un vero crimine contro l’umanità. Mentre molto è stato fatto per conoscere la gravità e l’estensione del fenomeno, molto di più resta da compiere per innalzare il livello di consapevolezza nell’opinione pubblica e per stabilire un migliore coordinamento di sforzi da parte dei governi, delle autorità giudiziarie, di quelle legislative e degli operatori sociali”.
Con parole grate e riconoscenti, Papa Francesco ha salutato quanti prendono parte in questi giorni all’assemblea della Rete Religiosa Europea contro a tratta.

Gesù ha detto: “Avevo fame… avevo sete…” e mi hai aiutato; oggi potrebbe dire anche: “Ero abusato, sfruttato, schiavizzato…” e mi hai soccorso. Lo ha sottolineato Papa Francesco, ricevendo il “Gruppo Santa Marta” l’organismo internazionale contro il traffico di esseri umani che ha voluto istituire nel 2014. “Serve un impegno concertato, fattivo e costante, sia per eliminare” le cause di questo complesso fenomeno, ha aggiunto il Papa “sia per incontrare, assistere e accompagnare le persone che cadono nei lacci della tratta”.

Un pensiero «alle donne sopraffatte dal peso della vita e dal dramma della violenza, alle donne schiave della prepotenza dei potenti, alle bambine costrette a lavori disumani, alle donne obbligate ad arrendersi nel corpo e nello spirito alla cupidigia degli uomini». È quello rivolto ieri a una delle «tante situazioni dolorose attuali» da Papa Francesco, durante l’Angelus per la solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria.

La festa di Maria assunta in cielo preannuncia anche per noi i “cieli nuovi e la terra nuova”, con la vittoria di Cristo risorto sulla morte e la sconfitta definitiva del maligno. Maria, infatti, ci precede nella strada sulla quale sono incamminati coloro che, mediante il Battesimo, hanno legato la loro vita a Gesù, come Maria legò a Lui la propria vita. Così Papa Francesco ha parlato del cammino di Maria verso la Gerusalemme celeste prima della preghiera dell’Angelus, recitata insieme a migliaia di persone radunate in Piazza San Pietro in questo giorno di festa.

L’incontro, l’abbraccio e la condivisione delle terribili esperienze di 20 giovani donne liberate dalla schiavitù del racket della prostituzione. E’ stato questo il gesto del “Venerdì della Misericordia” di agosto di Papa Francesco, che nel tardo pomeriggio ha visitato, nella zona nord di Roma, la struttura della Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi, accompagnato dall’arcivescovo Rino Fisichella.

Accolto dal responsabile generale della comunità Giovanni Paolo Ramonda, l’assistente spirituale Don Aldo Bonaiuto, due operatori di strada e la responsabile dell’appartamento, il Pontefice ha ascoltato a lungo le storie delle giovani, di età media di 30 anni, provenienti da Nigeria, Romania, Albania, Tunisia, Italia e Ucraina.