Vescovi

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L'Organizzazione degli Stati americani (Osa), attraverso una dichiarazione del segretario generale Luis Almagro, ha chiesto alla Conferenza episcopale boliviana (Ceb) di «guidare il processo di dialogo e pacificazione elettorale in Bolivia». Nella stessa dichiarazione, Almagro ha spiegato che «il vero colpo di stato è stata la frode elettorale». «La rielezione non è un diritto umano. L'Osa non ha favorito un colpo di stato, quelli che hanno fatto il golpe sono stati quelli che hanno cercato di rubare le elezioni in Bolivia».

Continua a esser molto tesa la situazione in Bolivia, dove nelle manifestazioni di piazza che si susseguono da giorni in tutte le principali città si registra la morte di un giovane, Limbert Guzmán Vásquez, nei pressi di Cochabamba, oltre a un centinaio di feriti. In questa situazione, ieri, hanno fatto sentire la loro voce, di ritorno dal Sinodo, gli arcivescovi di Santa Cruz de la Sierra e di Cochabamba.

Oltre 700mila persone hanno manifestato ieri a Santiago del Cile, confermando la sfiducia nel Governo e nell’attuale sistema politico. Mentre, tre rappresentanti dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, inviati dall’Alto Commissario, e l’ex presidente cilena Michelle Bachelet, arriveranno nel Paese dalla prossima settimana e vi rimarranno circa un mese. 

Nel clima di forte contrapposizione in Bolivia tra i sostenitori del presidente Evo Morales, che si dichiara vincitore al primo turno delle elezioni presidenziali, e l'opposizione che accusa Morales e il Tribunale elettorale di brogli, intervengono i vescovi auspicando una via d'uscita, ovvero un secondo turno con supervisione imparziale.

Secondo il Tribunale supremo elettorale plurinazionale boliviano il presidente socialista uscente Evo Morales avrebbe vinto le presidenziali al primo turno. Il risultato è stato disconosciuto dallo sfidante Mesa e già si sono registrate le prime manifestazioni di piazza con incidenti. L'Organizzazione degli stati americani definisce «inspiegabile» il cambio di tendenza nei risultati elettorali e anche i vescovi colombiani parlano di «odore di frode».