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«Siamo grati al Santo Padre per averci ricevuti in udienza. Condividiamo con Papa Francesco la nostra situazione negli Stati Uniti, come il corpo di Cristo sia stato lacerato dal male degli abusi sessuali». Comincia così la dichiarazione «sulla recente crisi morale nella Chiesa cattolica americana» del card. Daniel DiNardo, vescovo di Galveston-Houston e presidente della Conferenza episcopale americana, rilasciata al termine dell'udienza privata con Papa Francesco.

Nel comunicato sulla riunione del Consiglio dei cardinali l'annuncio che Papa Francesco incontrerà nel prossimo febbraio i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo per affrontare il tema della prevenzione degli abusi all'interno della Chiesa cattolica. Al centro dei lavori del C9 anche la riforma della Curia romana.

Il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Greg Burke, ha confermato ieri sera ai giornalisti che domani, 13 settembre, Papa Francesco riceverà il presidente della Conferenza episcopale americana. L'incontro era stato richiesto dal card. DiNardo dopo la pubblicazione del «comunicato» dell'arcivescovo Viganò sugli scandali di abusi sessuali nella Chiesa statunitense.

Non basta piangere. Non basta pregare. Questo è il tempo per aprire gli occhi, capire, e infine agire. Ma agire sul serio, tutti insieme. L’uragano che si sta scatenando sulla Chiesa a partire da Philadelphia con i tanti casi di abusi sessuali – senza dimenticare il duro memoriale dell’arcivescovo Viganò contro papa Francesco – non può essere liquidato con una scrollata di spalle, con frasi di circostanza («pochi casi isolati di servi infedeli, la struttura è sana»), con l’illusione che basti «congelarsi», non far nulla, aspettare e tutto si rimetterà a posto da sé. Lo scandalo è enorme.