Bartolomeo I

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 Stamani il Papa ha iniziato la giornata facendo colazione con 8 senzatetto che gravitano attorno a San Pietro. Poi la Messa con i cardinali e l'incontro con la comunità di Nomadelfia. Messaggi di auguri del presidente Mattarella e dei maggiori leader religiosi del mondo, come il patriarca russo Kirill, Bartolomeo I e l'arcivescovo di canterbury Welby.

Puglia, «splendida terra intrisa di ecumenismo». Così il Patriarca ecumenico Bartolomeo I ha salutato la Puglia che lo ha ospitato in questi giorni in occasione della festa, profondamente condivisa da ortodossi e cattolici, di San Nicola. Il Patriarca che domani mattina lascerà la città ha rivolto queste parole al termine della celebrazione eucaristica che si è svolta stasera nella basilica di San Nicola. Prima di lasciare la basilica, il Patriarca si recherà in preghiera in cripta per venerare la tomba di San Nicola.

Un «esempio di amore fraterno». Un «importante gesto d’amore». Anzi un vero e proprio «abbraccio» dell’arcidiocesi di Bari-Bitonto con «la nostra Sacra Arcidiocesi d’Italia e Malta» per «la concessione di questo Sacro Tempio per gli usi liturgici della nostra locale comunità greco-ortodossa». Così ieri sera il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I ha definito la consegna della chiesa del Sacro Cuore alla comunità ortodossa al termine dei vespri ecumenici che si sono celebrati nella nuova sede.

«Solo la preghiera, il lavoro per il bene comune e il dialogo possono aiutarci a superare le divisioni e a crescere più vicini gli uni agli altri». È quanto scrive il Papa, nel messaggio inviato al patriarca ecumenico Bartolomeo, in occasione del tradizionale scambio delle delegazioni tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa, il 29 e 30 novembre. 

Quando Papa Francesco ha attraversato in auto piazza san Francesco, al suo arrivo ad Assisi per la Giornata mondiale di preghiera per la pace, intorno alle 11.30, aveva sicuramente ancora nel cuore le parole pronunciate poche ore prima nella cappella di Casa Santa Marta. “Non esiste un dio di guerra”. La guerra è solo opera del “maligno”. Per questo, è necessario pregare, anche piangere per la pace, tutte le fedi unite nella convinzione che “Dio è Dio di pace”. Con questa convinzione profonda il Papa è entrato nel Sacro Convento di Assisi per partecipare alla giornata conclusiva dell’incontro “Sete di Pace. Religioni e culture in dialogo”, a trent’anni dalla prima storica preghiera delle religioni per la pace, voluta da Giovanni Paolo II.

Il monito: «Non ci stanchiamo di ripetere che mai il nome di Dio può giustificare la violenza». Risuonano forti le parole del Papa ad Assisi dove, con oltre 500 leader delle religioni mondiali, ha invocato il dono della pace. In un minuto di silenzio, si sono ricordate tutte le vittime delle guerre. Firmato da tutti i leader  un Appello per la pace:  «Chi invoca il nome di Dio per giustificare il terrorismo, la violenza e la guerra, non cammina nella Sua strada».

«Ci siamo posti in ascolto della voce dei poveri, dei bambini, delle giovani generazioni, delle donne e di tanti fratelli e sorelle che soffrono per la guerra; con loro diciamo con forza: no alla guerra! Non resti inascoltato il grido di dolore di tanti innocenti». È quanto si legge nell’appello per la pace che gli oltre 500 leader religiosi ad Assisi rivolgono al mondo a conclusione della Giornata di preghiera per la pace.