Bartolomeo I

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«Dobbiamo essere capaci di chiederci dove forse abbiamo sbagliato, o dove non siamo stati sufficientemente attenti, perché sono sorti i fondamentalismi che minacciano non solo il dialogo con gli altri, ma anche il dialogo all’interno di ognuno di noi, la nostra stessa coesistenza. Dobbiamo essere capaci di isolarli, di purificarli, alla luce delle nostre fedi, di trasformarli in ricchezza per tutti». È quanto chiede il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo, intervenendo questo pomeriggio ad Assisi alla cerimonia finale della Giornata di preghiera per la pace.

«Implorano pace le vittime delle guerre che inquinano i popoli di odio e la Terra di armi; implorano pace i nostri fratelli e sorelle che vivono sotto la minaccia dei bombardamenti o sono costretti a lasciare casa e a migrare verso l’ignoto, spogliati di ogni cosa». È la meditazione pronunciata da Papa Francesco durante la preghiera ecumenica dei cristiani che si sta svolgendo ad Assisi, nella basilica inferiore di San Francesco.

Un Papa «molto sorridente» e una atmosfera di «convivialità» con tanto di champagne e una torta con 25 candeline per festeggiare il 25° anniversario di patriarcato di Bartolomeo. A raccontare come è andata il pranzo di Papa Francesco insieme ai partecipanti all’incontro di Assisi è Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio.

Si svolgerà dal 18 al 20 settembre l’incontro internazionale «Sete di Pace. Religioni e Culture in dialogo» promosso quest’anno ad Assisi a 30 anni dallo storico incontro delle religioni per la pace convocato da Giovanni Paolo II. Ad aprire l'incontro ci sarà il presidente Sergio Mattarella. A chiuderlo, Papa Francesco. Ne parliamo con Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio.

«Dinanzi alla forza prepotente delle armi, la forza debole della preghiera». Con questo «spirito» Assisi si appresta ad accogliere l’incontro internazionale «Sete di Pace. Religioni e Culture in dialogo» dal 18 al 20 settembre a 30 anni dallo storico incontro di preghiera per la pace convocato da Giovanni Paolo II il 27 ottobre 1986.

Nell’anno del Giubileo straordinario della Misericordia, Papa Francesco invita i cattolici a compiere una nuova «opera di misericordia» verso il Creato cominciando a pentirsi del «male che stiamo facendo alla nostra casa comune» e «dopo un serio esame di coscienza» confessare «i nostri peccati contro il Creatore, contro il creato, contro i nostri fratelli e le nostre sorelle» (testo integrale del Messaggio).