Rodolfo Cetoloni

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Sfiorano ormai i 30mila euro le offerte per la comunità di Aleppo, la cui raccolta è stata promossa dalla diocesi di Grosseto attraverso l’iniziativa «Grosseto per Aleppo», la tre giorni d’incontri e testimonianza offerta alla Chiesa e alla città da padre Ibrahim Alsabagh, frate minore francescano della Custodia di Terra Santa e parroco della comunità latina di Aleppo.

«La nostra esistenza torna alla normalità dopo la festa, ma se questa festa ha la ricchezza della resurrezione, dell’incontro che fecero i discepoli con Gesù, allora questa vita è dentro una ricchezza. Che la nostra vita normale abbia il sapore forte del giorno di Pasqua e della resurrezione!» È stato questo l’augurio che il vescovo Rodolfo ha espresso nell’omelia pronunciata durante la solenne liturgia della domenica di Pasqua.

«Guardandomi dentro e attorno vedo tante realtà anguste e pesanti, vedo zolle aride e rocce scheggiate, percepisco slanci di bene e spinte in basso, come offese all’uomo, che sembrano voler ributtare continuamente tutto nel pozzo del nulla, nel male». Lo scrive nel messaggio di Pasqua il vescovo di Grosseto, monsignor Rodolfo Cetoloni.

Oltre 150 giovani hanno raccolto l'invito del vescovo di Grosseto, Rodolfo Cetoloni, e hanno partecipato, domenica 8 marzo, al pellegrinaggio a piedi da Castiglione della Pescaia all'eremo di Malavalle, luogo di forte impatto, dove san Guglielmo visse l'ultimo tratto della sua vita terrena nella preghiera, nella rinuncia, nella penitenza e nel dialogo a tu per tu con Dio. Lì Guglielmo morì il 10 febbraio 1157 e quel luogo santo diventò culla dell'Ordine monastico dei Guglielmiti.

La diocesi di Grosseto mette in campo due iniziative per venire incontro alle esigenze di uomini e di donne segnati da drammi pesanti. Lo annuncia oggi il vescovo, monsignor Rodolfo Cetoloni, in una lettera ai sacerdoti e ai fedeli. Innanzitutto,  scrive il presule, «la diocesi di Grosseto mette a disposizione Casa Betania (una parte dell'edificio del Seminario, in via Ferrucci) perché, se la Prefettura ne farà richiesta, vi possano essere accolti alcuni profughi in fuga dai loro Paesi. Una formula già sperimentata positivamente in altre strutture, messe a disposizione dalla Chiesa, come Batignano, Gerfalco, Scarlino, con attenti progetti di assistenza, custodia e formazione. Questo potrà realizzarsi anche a Casa Betania».