Caritas

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«Con rispetto e forte convinzione, consapevoli del nostro dovere di Pastori, chiediamo ai responsabili della cosa pubblica di pensare al lavoro e all'occupazione prima di ogni altra cosa». Ha ripetuto le stesse parole pronunciate nel Consiglio episcopale permanente dello scorso gennaio, il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, per illustrare il «Prestito della speranza 3.0», progetto avviato già alla fine del 2009, quando la crisi era ancora all'inizio.

In Europa una persona su quattro è a rischio povertà (24,5%). In Italia quasi uno su tre (28,4%), in linea con lo standard dei 7 Paesi “deboli” dell’Ue (Italia, Portogallo, Spagna, Grecia, Irlanda, Romania e Cipro). L’Italia ha anche il triste primato dei giovani tra i 15 e i 24 anni che non studiano né lavorano, i cosiddetti Neet dall’acronimo inglese. In una giornata densa di cifre - anche l’Istat ha lanciato oggi (19 febbraio) l’allarme sul 23,4% delle famiglie italiane in disagio economico - Caritas Europa, insieme a Caritas italiana, ha presentato oggi (19 febbraio) a Roma il terzo rapporto sulla crisi in Europa, indagando i dati in 7 Paesi “deboli”. Ne emerge una panoramica sconfortante: le strategie europee che dovevano portare a una diminuzione della povertà entro il 2020 hanno fallito, perché l’impatto della crisi, le politiche di austerity e i tagli al sociale imposti dai governi hanno aumentato la povertà e le disuguaglianze sociali. Quasi come dire, paradossalmente, che i poveri hanno ancor più arricchito i ricchi. La rete Caritas - che in Italia ha dovuto raddoppiare le iniziative anticrisi - chiede quindi all’Europa di invertire la rotta, suggerendo tutta una serie di misure concrete. Nel rapporto si evidenzia la crescita delle persone gravemente indigenti, la disoccupazione giovanile, le famiglie in cui non si lavora come si dovrebbe (aumentano lavori precari e part time), i giovani che non studiano né lavoro, la dispersione scolastica, l’impossibilità di pagare le cure mediche.

Di fronte alla macchina da presa uno staff composto da attori con disabilità e non, dietro gli obiettivi la profonda sensibilità nel raccontare temi delicati dal forte valore sociale. È interamente basato sull'esperienza della Poti Pictures, piccola realtà cinematografica aretina, il videoclip «Come nei filme», realizzato dal videomaker Francesco Faralli e selezionato all'interno della kermesse statunitense «Thin Line Film Festival» di Denton.

Anche Caritas Europa esprime la sua «preoccupazione» per il numero crescente di morti tra i migranti che all'inizio della settimana hanno cercato di attraversare il Mediterraneo e in una nota deplora la politica sulla sicurezza e sui controlli alle frontiere europee così come la cessazione dell'operazione «Mare Nostrum» che ha salvato più di 140.000 persone da ottobre 2013.

Si moltiplicano in queste settimane incontri sul territorio diocesano promossi da parrocchie, associazioni, realtà culturali per diffondere idee e approfondire i temi al centro dell'evento. Lanciata una collana editoriale apposita per vivere l'Expo da cristiani. Il ruolo strategico della Caritas. Tra pochi giorni la campagna di adesione come volontari.

«È ormai chiaro che Boko Haram si trovi all'interno del territorio del Camerun». La conferma di una presenza stabile della setta, nata in Nigeria, nella regione camerunense dell'Estremo Nord, al confine con lo stato nigeriano del Borno, arriva direttamente dalla Caritas di Maroua-Mokolo, i cui delegati hanno fatto visita, nei giorni scorsi, alla parrocchia di Nguetchéwé, teatro di recenti attacchi.