Concilio Vaticano II

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Abbiamo chiesto a mons. Piero Coda, esperto di dialogo, una lettura «teologica» del Documento sulla Fratellanza Umana alla luce del Concilio Vaticano II. «Le religioni - spiega - non sono un sistema chiuso, dato una volta per tutte, ma sono in cammino, crescono: lo Spirito di Dio incalza e noi lo dobbiamo ascoltare e assecondare».

Consueto dialogo con i giornalisti per Francesco sul volo di ritorno dagli Emirati. Il documento sulla fratellanza umana «è un passo in avanti che viene dal Vaticano II». Sulla lettera di Maduro: non l’ho ancora letta. Ma ogni mediazione deve essere accettata da entrambe le parti.

«L'adeguamento liturgico di una cattedrale deve essere il frutto di un lavoro sinodale, di un lavoro di Chiesa». Non ha dubbi mons. Stefano Russo, vescovo di Fabriano-Matelica, segretario generale della Conferenza episcopale italiana e presidente del Comitato per la valutazione dei progetti di intervento a favore dei beni culturali ecclesiastici e dell'edilizia di culto. Contributo fino al 75% della spesa.

Domenica 14 ottobre, alle 10,30, in piazza San Pietro, la celebrazione presieduta dal Papa per la canonizzazione di Giovan Battista Montini e di Oscar Arnulfo Romero. Papa Montini salvò il Concilio dalle spinte regressive e riuscì a traghettare la Chiesa da una chiusura secolare all’apertura al mondo. I suoi gesti e i suoi viaggi, dall’abbraccio ad Athenagoras al discorso all’Onu hanno tracciato la strada anche per i pontificati venuti dopo.

«La riforma liturgica è irreversibile», ma la sua «applicazione pratica, guidata dalle Conferenze episcopali per i rispettivi Paesi, è ancora in atto, poiché non basta riformare i libri liturgici per rinnovare la mentalità». Lo ha detto il Papa, ricevendo oggi in udienza, nell’Aula Paolo VI, i membri del Cal in occasione dei 70 anni dalla nascita del Centro di azione liturgica.

«Non c’è dubbio che il Vaticano II ha cambiato, in questi 50 anni, il nostro modo di fare teologia. Ora, specialmente grazie a Papa Francesco, si è passati a una recezione del Concilio da parte dell’istituzione-Chiesa, a partire dal papato stesso». Lo storico Massimo Faggioli offre una lettura di questo mezzo secolo dalla chiusura del Vaticano II. Senza tralasciare le prospettive aperte dal pontificato di Francesco: «Bergoglio è sicuramente più conciliare della maggior parte dei suoi confratelli vescovi»

Pace tra i cristiani, cura e salute per la “casa comune” della terra. Due pensieri hanno reso intenso il post-Angelus di Papa Francesco, che riferendosi anzitutto alla Conferenza sul clima in corso a Parigi ha lanciato un nuovo appello-augurio. “Ogni sforzo” dei partecipanti al vertice, ha detto, “dovrebbe essere rivolto ad attenuare gli impatti dei cambiamenti climatici e, nello stesso tempo, a contrastare la povertà e far fiorire la dignità umana”. Chi prenderà delle decisioni, ha soggiunto, abbia il “coraggio di tenere sempre come criterio di scelta il maggior bene per l’intera famiglia umana”. Il secondo pensiero è stato per l’evento che esattamente 50 anni fa, il 7 dicembre 1965, vide la Chiesa di Roma e di Costantinopoli cancellare le reciproche scomuniche.

Gli eventi drammatici di Parigi, lo scorso 13 novembre, ci hanno reso consapevoli del peso e delle conseguenze di questa «guerra mondiale a pezzi» che da due decenni sta incidendo profondamente e drammaticamente nella storia del mondo e nella vita quotidiana di un numero crescente di persone. Una scuola di odio che accresce la sua incisività via via che ci si addentra – nella mancanza di prospettive sul piano internazionale – nella spirale della violenza e delle rappresaglie. Una scuola purtroppo estremamente persuasiva.