Cristiani perseguitati

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Da Bari Papa Francesco e i Patriarchi delle Chiese del Medio Oriente rilanciano un forte appello per la pace. La risposta alle guerre, alla violenza e all'ingiustizia risiede nella rinuncia delle logiche di supremazia e nello sradicamento della miseria. Un monito ai potenti che mentre parlano di pace alimentano sfrenate corse al riarmo

«L’indifferenza uccide… Vogliamo dare voce a chi non ha voce, a chi può solo inghiottire lacrime, perché il Medio Oriente oggi piange, soffre e tace, mentre altri lo calpestano in cerca di potere e ricchezze». Con queste parole di Papa Francesco, si è aperta a Bari, la preghiera ecumenica per la pace in Medio Oriente, sul lungomare di Bari, in largo Giannelli.

Oltre 124 milioni, per la precisione 124.057.414 euro per la Chiesa di tutto il mondo. È il totale delle offerte raccolte nel 2017 da Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs) attraverso le sue 23 sedi nazionali e la sede internazionale. È quanto emerge dal Rapporto annuale della Fondazione di diritto pontificio, nata nel 1947 per opera del monaco olandese padre Werenfried van Straaten, per sostenere la Chiesa in tutto il mondo, con particolare attenzione laddove è perseguitata, e presentato oggi a Roma. 

«Su di te sia la pace. Cristiani insieme per il Medio Oriente»: è il motto ufficiale della visita di Papa Francesco a Bari per l'Incontro ecumenico di preghiera per la pace in programma il prossimo 7 luglio. Nella città dove sono conservate le reliquie di san Nicola, il Pontefice e i capi di Chiese e comunità cristiane del Medio Oriente rifletteranno e pregheranno sulla situazione drammatica del Medio Oriente.

È morto in seguito alle ferite riportate nella notte tra venerdì 29 e sabato 30 giugno il vicario di Bambari, Repubblica Centrafricana, mons. Firmin Gbagoua, quando un gruppo di ribelli hanno attaccato l'episcopio. A renderlo noto un comunicato della Conferenza episcopale centrafricana che riferisce della morte con «grande amarezza» e «condanna con fermezza» le uccisioni di sacerdoti che stanno avvenendo nel Paese.

«Continuiamo a celebrare la Messa, ma quando lo facciamo tutto il perimetro della parrocchia è circondato da militari armati. Nonostante la paura, la gente ha una grande fede e continua a venire in chiesa. La parrocchia a Bangui ha una popolazione di circa 50mila abitanti. Ogni domenica a Messa partecipano tra 2000 e 2500 persone». Lo racconta Moses Otii Alir, 38 anni, missionario comboniano originario di Kotido, in Uganda, parroco di Nostra Signora di Fatima dal 2013.

Dal Ruanda all'Ucraina, dal Centrafrica ad Haiti, dal Bangladesh all'Iraq. Spaziano nei cinque continenti le opere di misericordia realizzate grazie all'Obolo di San Pietro, una pratica antica quanto la Chiesa - come attesta il libro degli Atti degli Apostoli - con la quale i fedeli partecipano alle iniziative di bene del vescovo di Roma nei confronti della Chiesa universale. 

I cristiani sono chiamati «ad alleviare insieme le miserie dei bisognosi e dei perseguitati. Le sofferenze di tanti fratelli oppressi a causa della fede in Gesù sono anche un invito pressante a raggiungere una sempre più concreta e visibile unità tra di noi. L'ecumenismo del sangue». Lo ha detto Papa Francesco ricevendo questa mattina una delegazione della Chiesa evangelica luterana tedesca.