Cristiani perseguitati

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«La Chiesa irachena ha salvato la vita del piccolo Wisam. La sua nascita è una prova evidente di quanto la presenza cristiana sia importante in queste terre». A raccontare la storia di questo bambino e della madre Nadia – nomi di fantasia per celarne l’identità – è Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) riportando quanto riferito da una fonte che per motivi di sicurezza preferisce rimanere anonima.

Continuano in Cile gli attacchi incendiari alle chiese anche dopo la visita di papa Francesco. Un attacco incendiario ha completamente distrutto sabato scorso il tempio della Vergine della Candelaria, nella cittadina lacustre di Calafquén, nel comune di Panguipulli (regione di Los Ríos).

«La nostra risposta alla violenza subita. È stato un grande segno di speranza e di gioia. Ci siamo rimessi in cammino»: così padre Salar Kajo, parroco caldeo del villaggio cristiano di Tellesqof, nella Piana di Ninive (Iraq), racconta al Sir la cerimonia dei battesimi che si è svolta lo scorso 6 gennaio nella chiesa caldea di san Giorgio.

A guidare la lista dei 50 Paesi dove i cristiani sono più perseguitati, sono la Corea del Nord e l'Afghanistan. Nelle «top ten» ci sono però anche Somalia, Sudan, Pakistan, Eritrea, Libia, Iraq, Yemen e Iran. È in Pakistan che la persecuzione ha i connotati più violenti in assoluto.

«Nel diversificato mondo culturale dell’Asia, la Chiesa deve affrontare molti rischi ed il suo compito è reso ancor più difficile dal fatto di essere minoranza». Lo ricorda Papa Francesco, nel videomessaggio con l’intenzione di preghiera per il mese di gennaio, nel quale chiede di non dimenticare quanti lottano per vivere la propria fede in libertà.

Non c'è pace in Nigeria, dove continuano gli attacchi alle chiese e alle moschee, le rapine a mano armata e i rapimenti, tra cui sei religiose nigeriane di cui non si hanno più notizie da un mese e mezzo. La desolazione e gli appelli del card. John Olorunfemi Onaiyekan, arcivescovo di Abuja: «Siamo tutti sotto attacco, cristiani, musulmani, gente di altre tribù. Tutti soffriamo a causa della scarsa sicurezza».

«Si presume, anche se non ha ancora fatto alcuna rivendicazione, che l’Isis sia tornato ad attaccare i cristiani. Forse in vista della celebrazione del Natale dei copti, il prossimo 7 gennaio, vuole essere un gesto per dire che l’Isis è ancora presente». Mons. Bruno Musarò, nunzio apostolico in Egitto, commenta così al Sir l’attacco terroristico alla chiesa di San Mena (Mar Mina) a Helwan, a sud del Cairo, che ha provocato la morte di 9 persone (incluso uno dei due terroristi).