Cristiani perseguitati

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«Condanniamo con forza il rapimento dei sacerdoti e chiediamo che vengano immediatamente rilasciati senza indugio affinché possano compiere la loro missione pastorale». Così mons.  Melchisedec Sikuli Paluku , vescovo di Butembo-Beni (Nel nord del Kivu), in un messaggio diffuso ieri, 17 luglio, all’indomani del rapimento, domenica sera, di due preti, Charles Kipasa e Jean-Pierre Akilimali.

Nel 2017 ricorrono gli 800 anni di presenza francescana in Terra Santa. Una presenza viva ed efficace che lavora per la pace e la tolleranza. È lo stile dei 260 frati minori di 42 nazioni diverse, che operano in 50 santuari in tutto il Medio Oriente, la maggior parte dei quali in Terra Santa. Intervista al Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton.

«Stop alle dispute interne che provocano divisioni e invece di perdere tempo nell’attesa riprendere il possesso delle proprie terre prima che lo facciano altri. Questo è il tempo di riappropriarci delle terre dei nostri genitori e dei nostri avi, della loro identità, della loro storia e del loro patrimonio». È il duro monito del patriarca della Chiesa caldea, Louis Raphael Sako, in una nota pubblicata sul sito del patriarcato, in cui si sottolinea anche che «la strada per sradicare l’Isis dalla regione è ancora lunga e difficile da percorrere prima di ricostruire ciò che è stato distrutto e di raggiungere pace, sicurezza e stabilità».

«È stato un incontro cordiale e molto positivo nel quale il presidente ha speso parole di elogio per le minoranze, in particolare quella cristiana, della quale apprezza l’impegno a favore della riconciliazione nazionale». Così l’arcivescovo greco melkita di Aleppo, mons. Jean-Clement Jeanbart, racconta al Sir la visita di una delegazione della Chiesa cattolica greco melchita e delle altre Chiese e comunità ecclesiali presenti in Siria al presidente siriano Bashar al Assad, avvenuta ieri a Damasco

Sono almeno cinquanta le chiese, i monasteri e i cimiteri siro-ortodossi sparsi intorno a Mardin, nella regione turca sud-orientale di Tur Abdin, che negli ultimi tempi sono stati di fatto espropriati dal governo turco, passando sotto il controllo diretto del Sottosegretariato al Tesoro che li ha affidati alla Presidenza degli Affari religiosi (Diyanet, organismo legato direttamente al Primo Ministro, ndr).