Cristiani perseguitati

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«La Santa Sede segue con grave preoccupazione la situazione personale di monsignor Pietro Shao Zhumin, vescovo di Wenzhou, forzatamente allontanato dalla sua sede episcopale ormai da tempo». Lo ha dichiarato oggi, in risposta alle domande dei giornalisti, il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Greg Burke. 

Non abbiate paura di testimoniare coraggiosamente Cristo nelle situazioni di ogni giorno, anche in contesti apparentemente tranquilli, dove c’è chi “davanti” vi onora ma “dietro” combatte il Vangelo, “perché andare in missione non è fare turismo”. Con quest’invito a tutti i fedeli, prima della preghiera dell’Angelus, Papa Francesco ha commentato il Vangelo di questa domenica, nel quale Gesù istruisce i discepoli inviati in missione e li esorta tre volte a non avere paura. Non abbiate paura, dice. “di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima»...

«Due terzi della città di Aleppo sono stati distrutti. Servirà molto tempo per la ricostruzione ma ci vorrà ancora più tempo per ricostruire un tessuto sociale solido». Mons. Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato di Gerusalemme dei Latini, ospite oggi, a Grottammare, del Quarto meeting nazionale dei giornalisti cattolici e non, ha tracciato un quadro della situazione in Medio Oriente. 

«Noi, vescovi del Camerun, affermiamo che monsignor Jean Marie Benoît Bala non si è suicidato. E’ stato brutalmente assassinato»: lo hanno dichiarato ieri al termine di un incontro straordinario che si è svolto a Yaoundé i vescovi camerunesi, denunciando come «crimine odioso e insopportabile» la morte dell’arcivescovo di Bafia, 58 anni, il cui corpo è stato ritrovato nel fiume Sanaga il 2 giugno scorso, 48 ore dopo la sua scomparsa.

«Siamo nel caos. I nostri fedeli ormai non sono più a Marawi perché sono stati fatti evacuare dall’esercito. Vi sono bombardamenti aerei e scontri. Non so come farà la gente a sopravvivere». Così monsignor Edwin de la Peña, vescovo della prelatura apostolica di Marawi, racconta ad Aiuto alla Chiesa che Soffre la tragica situazione nella città filippina ancora in mano agli islamisti del Maute, affiliati all’ISIS.

A Minya almeno 25 copti che viaggiavano in autobus per un pellegrinaggio nel Monastero di San Samuele, nel sud dell'Egitto, sono stati uccisi da un gruppo di uomini armati che indossavano divise militari. Gli assalitori hanno bloccato il bus, sono saliti a bordo e hanno iniziato a sparare mentre uno di loro filmava il massacro, ha poi raccontato un testimone. Il cordoglio del Nunzio mons. Musarò e la testimonianza del Segretario Patriarcato Copto.