Cristiani perseguitati

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Saranno 69 i testimoni che verranno ascoltati nei prossimi mesi in audizione al processo di beatificazione di padre Jacques Hamel, il sacerdote della diocesi di Rouen barbaramente ucciso nella sua parrocchia di Saint-Etienne-du-Rouvray mentre celebrava una messa il 26 luglio 2016. A darne notizia è la diocesi di Rouen dove sabato scorso si è tenuta la prima udienza del processo in vista della beatificazione del sacerdote.

«Nei Paesi occidentali, i cristiani sperimentano emarginazione, derisione e minacce alla libertà religiosa. In altri luoghi del mondo, subiscono torture, esecuzioni di massa e tentativi di eliminare le chiese storiche». La denuncia è contenuta nel documento finale del Summit mondiale in difesa dei cristiani perseguitati che ha raccolto a Washington (9-13 maggio) 600 delegati di 130 Paesi, su iniziativa della Billy Graham Evangelistic association.

Tante ombre e qualche luce: è la Terra Santa oggi nella descrizione di monsignor Pierbattista Pizzaballa. Una situazione destinata a restare grave se alle parole e alle dichiarazioni non si faranno seguire fatti concreti capaci di migliorare le condizioni dei suoi abitanti, non solo cristiani. Sul tappeto restano tante questioni aperte, tra queste, gli insediamenti, l'occupazione militare, lo stallo dei negoziati tra israeliani e palestinesi, il nodo Gerusalemme e, ora, lo sciopero dei detenuti palestinesi nelle carceri di Israele.

Un viaggio come segno di pace per l’Egitto e per tutta la regione che soffre per i conflitti e il terrorismo. Papa Francesco ha spiegato così la sua due giorni al Cairo nell’udienza generale in Piazza San Pietro. Ripercorrendo la visita all’università Al-Azhar, “la più antica università islamica e massima istituzione accademica dell’Islam sunnita”, il Pontefice ha ricordato che la pace si costruisce mediante l’educazione e in primo luogo nel cuore di ogni uomo. L’Egitto – ha sottolineato – per il suo patrimonio storico e religioso e per il suo ruolo nella regione ha “un compito peculiare nel cammino verso una pace stabile e duratura, che poggi non sul diritto della forza, ma sulla forza del diritto”.

«Un grande dono a tutto l'Egitto»: così padre Toma Adly Zaky, rettore del seminario maggiore copto di al-Maadi, parla della visita di Papa Francesco al Cairo. Nei suoi discorsi Bergoglio «lascia una grande eredità ai cattolici dell’Egitto: proseguire sulla strada dell’unità, della cooperazione non solo con le Chiese ma anche con le Istituzioni». Ma sopratutto la via «dell’umiltà e del perdono» che sono le risposte più giuste al terrorismo che ha preso di mira la comunità cristiana locale.

«La gente di Aleppo ha oggi maggiore fiducia e le famiglie cristiane iniziano a tornare». A dichiararlo ad Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) è mons. Antoine Audo, vescovo caldeo di Aleppo e direttore di Caritas Siria, che parla anche di «clima lievemente più disteso» a causa della cessazione dei bombardamenti, motivo per cui alcune famiglie stanno facendo ritorno dal Libano e da alcune aree della Siria dove avevano trovato rifugio negli ultimi anni.

«Se dal 22 dicembre non sono più caduti missili nel centro di Aleppo, tante battaglie atroci tra l’esercito siriano e l’Isis continuano e la strada principale che conduce alla città rischia sempre di essere bloccata». Lo dice al Sir padre Ibrahim Alsabagh, parroco della parrocchia latina di san Francesco di Assisi nel quartiere di Azizieh ad Aleppo, facendo un punto sulla situazione della città martire siriana.

L’abbraccio del successore di Pietro al successore di Marco, Papa Tawadros II, è stato l’evento che ha chiuso la prima intensa giornata di Papa Francesco al Cairo e l’emblema della vicinanza di tutti i cattolici alla Chiesa copto ortodossa. E’ la comunità cristiana più numerosa in medio oriente con i suoi 9 milioni di fedeli, ed è stata nuovamente colpita al cuore dagli attentati a Tanta e ad Alessandria nella Domenica delle Palme. 
Il Vescovo di Roma lo ha ricordato nel suo discorso nel Patriarcato incastonato nel Vecchio Cairo cristiano. Questo ecumenismo del sangue è un modo di vivere il nostro comune Battesimo, anche a costo del sacrificio.

In questo «mondo di violenza, odio, minacce di terrore», occorre «una riflessione e la volontà convinta di continuare a lottare per la pace e la giustizia, non solo per i cristiani ma per tutti gli esseri umani colpiti da questa violenza». Lo ha detto Paul Jacob Bhatti, ministro per le minoranze del Pakistan e fratello di Clemente Shabaz Bhatti, anch’egli ministro e assassinato nel 2011 ad Islamabad, nel suo saluto alla XVI Assemblea nazionale dell’Azione cattolica che si è aperta questa sera a Roma sul tema «Fare nuove tutte le cose. Radicati nel futuro, custodi dell’essenziale» (Domus pacis, 28 aprile – 1° maggio).