Cristiani perseguitati

Ultimi contenuti per il percorso 'Cristiani perseguitati'

Un viaggio come segno di pace per l’Egitto e per tutta la regione che soffre per i conflitti e il terrorismo. Papa Francesco ha spiegato così la sua due giorni al Cairo nell’udienza generale in Piazza San Pietro. Ripercorrendo la visita all’università Al-Azhar, “la più antica università islamica e massima istituzione accademica dell’Islam sunnita”, il Pontefice ha ricordato che la pace si costruisce mediante l’educazione e in primo luogo nel cuore di ogni uomo. L’Egitto – ha sottolineato – per il suo patrimonio storico e religioso e per il suo ruolo nella regione ha “un compito peculiare nel cammino verso una pace stabile e duratura, che poggi non sul diritto della forza, ma sulla forza del diritto”.

«Un grande dono a tutto l'Egitto»: così padre Toma Adly Zaky, rettore del seminario maggiore copto di al-Maadi, parla della visita di Papa Francesco al Cairo. Nei suoi discorsi Bergoglio «lascia una grande eredità ai cattolici dell’Egitto: proseguire sulla strada dell’unità, della cooperazione non solo con le Chiese ma anche con le Istituzioni». Ma sopratutto la via «dell’umiltà e del perdono» che sono le risposte più giuste al terrorismo che ha preso di mira la comunità cristiana locale.

«La gente di Aleppo ha oggi maggiore fiducia e le famiglie cristiane iniziano a tornare». A dichiararlo ad Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) è mons. Antoine Audo, vescovo caldeo di Aleppo e direttore di Caritas Siria, che parla anche di «clima lievemente più disteso» a causa della cessazione dei bombardamenti, motivo per cui alcune famiglie stanno facendo ritorno dal Libano e da alcune aree della Siria dove avevano trovato rifugio negli ultimi anni.

«Se dal 22 dicembre non sono più caduti missili nel centro di Aleppo, tante battaglie atroci tra l’esercito siriano e l’Isis continuano e la strada principale che conduce alla città rischia sempre di essere bloccata». Lo dice al Sir padre Ibrahim Alsabagh, parroco della parrocchia latina di san Francesco di Assisi nel quartiere di Azizieh ad Aleppo, facendo un punto sulla situazione della città martire siriana.

L’abbraccio del successore di Pietro al successore di Marco, Papa Tawadros II, è stato l’evento che ha chiuso la prima intensa giornata di Papa Francesco al Cairo e l’emblema della vicinanza di tutti i cattolici alla Chiesa copto ortodossa. E’ la comunità cristiana più numerosa in medio oriente con i suoi 9 milioni di fedeli, ed è stata nuovamente colpita al cuore dagli attentati a Tanta e ad Alessandria nella Domenica delle Palme. 
Il Vescovo di Roma lo ha ricordato nel suo discorso nel Patriarcato incastonato nel Vecchio Cairo cristiano. Questo ecumenismo del sangue è un modo di vivere il nostro comune Battesimo, anche a costo del sacrificio.

In questo «mondo di violenza, odio, minacce di terrore», occorre «una riflessione e la volontà convinta di continuare a lottare per la pace e la giustizia, non solo per i cristiani ma per tutti gli esseri umani colpiti da questa violenza». Lo ha detto Paul Jacob Bhatti, ministro per le minoranze del Pakistan e fratello di Clemente Shabaz Bhatti, anch’egli ministro e assassinato nel 2011 ad Islamabad, nel suo saluto alla XVI Assemblea nazionale dell’Azione cattolica che si è aperta questa sera a Roma sul tema «Fare nuove tutte le cose. Radicati nel futuro, custodi dell’essenziale» (Domus pacis, 28 aprile – 1° maggio).

Al termine della visita che Papa Francesco ha fatto a papa Tawadros II, nel Patriarcato Copto-Ortodosso del Cairo e prima della preghiera comune al muro dei martiri copti, è stata firmata una dichiarazione (testo integrale) che prende atto del cammino comune compiuto in questi anni, a partire dal documento firmato da Paolo VI e Shenouda III, nel 1973.

«Grande era l’attesa di ritrovarci». Sono queste le prime parole cariche di affetto che papa Francesco ha rivolto questo pomeriggio al Cairo a Sua Santità papa Tawadros II, patriarca della Chiesa copta-ortodossa, scambiando con lui «il bacio santo e l’abbraccio di pace» (testo integrale).

«La Vostra visita di oggi è un nuovo passo sulla via dell’amore e della fraternità tra i popoli. Voi siete uno dei simboli della pace in un mondo tormentato dai conflitti e dalle guerre. Un mondo che anela e desidera ardentemente sforzi sinceri per diffondere la pace e l’amore, e per contrastare la violenza e l’estremismo». Sono le parole di saluto che papa Tawadros II, patriarca della Chiesa copta ortodossa ha rivolto a papa Francesco accogliendolo nella sede del Patriarcato al Cairo.