Cristiani perseguitati

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È costante l'attenzione di Papa Francesco alla «amata Siria» come dimostrano i suoi continui appelli e moniti al dialogo e alla pace. Gli ultimi gesti sono arrivati da Ariccia, a conclusione degli Esercizi spirituali della Curia romana: una messa per la Siria e 100 mila euro donati ai poveri di Aleppo. La gioia del vicario apostolico di Aleppo.

È un campionario di nefandezze e di orrori quello che si sono lasciati dietro i terroristi dell'Isis subito dopo la loro cacciata dalla Piana di Ninive. Per la prima volta dalla loro liberazione, un gruppo di giornalisti ha potuto documentare la distruzione e la persecuzione subite durante i due anni e mezzo di occupazione di Daesh

«Non è una questione di persecuzione contro individui, quello che è in atto in Iraq è un genocidio dei cristiani. In gioco c’è la nostra stessa sopravvivenza come comunità siro-cattolica». È l’accusa lanciata dal patriarca siro-cattolico Ignace Youssif III Younan, in un’intervista pubblicata dal settimanale diocesano novarese «L’Azione» in preparazione agli incontri che nel fine settimana vedranno la partecipazione, nella diocesi di Novara, dello stesso Younan.

Una trentina di giovani, appartenenti a un’organizzazione di volontariato civile, in gran parte musulmani – comprese alcune ragazze vestite col velo integrale – hanno pulito a fondo e rimesso in ordine la chiesa caldea dedicata alla Vergine Maria, collocata a Drakziliya, zona di Mosul sulla riva sinistra del fiume Tigri, nella parte della città sottratta alle milizie jihadiste dell’autoproclamato Stato Islamico (Daesh) e tornata sotto il controllo dell’esercito iracheno.

L’opzione prefigurata dal Presidente Usa Donald Trump di mantenere una «corsia preferenziale» aperta per l’ingresso di profughi cristiani negli Stati Uniti, mentre si chiudono le porte ai cittadini non cristiani di 7 Paesi a maggioranza islamica, rappresenta «una trappola per i cristiani del Medio Oriente». Lo sottolinea il Patriarca caldeo Louis Raphael I Sako, Primate della Chiesa cattolica orientale a cui appartiene la stragrande maggioranza dei cristiani iracheni.

“Il mondo odia i cristiani per la stessa ragione per cui ha odiato Gesù, perché Lui ha portato la luce di Dio e il mondo preferisce le tenebre per nascondere le sue opere malvage”. Nel giorno in cui la Chiesa ricorda il protomartire Stefano, Papa Francesco ha rivolto il proprio pensiero a quanti, ancora oggi, subiscono soprusi e violenze a causa della propria fede, in numero maggiore rispetto ai primi tempi del cristianesimo. Nonostante le difficoltà, ha proseguito il Pontefice, i discepoli dell’Unigenito sono chiamati a “vivere secondo la mentalità evangelica, rifiutando la mentalità dei dominatori di questo mondo”.