Cristiani perseguitati

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«Camminare insieme sia tra cristiani, sul piano della fede e della carità, sia tra cittadini, sul piano dell'impegno civile». Così il Papa ha sintetizzato lo scopo del suo recente viaggio in Romania, di cui ha ripercorso le tappe, nella catechesi dell'udienza generale di oggi, davanti a 15mila persone. 

Presiedendo ieri davanti a 60 mila fedeli la Divina Liturgia al Campo della Libertà di Blaj, pur senza usare la parola «comunismo» il Papa ha fatto riferimento ai 50 anni di dittatura a cui è stata sottoposta la Romania, un regime dittatoriale e ateo che ha fatto soffrire tante persone e in particolare la comunità cattolica e ha invitato a lottare contro le nuove ideologie totalitarie che sorgono (testo integrale).

«Un edificio simbolico della Resurrezione delle chiese demolite, ma anche un simbolo della libertà religiosa del popolo romeno, dopo quasi 50 anni di regime comunista». Così il patriarca di Romania, Daniel, nel suo discorso di saluto al Papa, ha definito la nuova cattedrale ortodossa della Salvezza del popolo, inaugurata a Bucarest nel 2018 ma i cui lavori saranno in corso fino al 2024.

Francesco ha incontrato i partecipanti al Capitolo Generale della Società delle Missioni Africane e ha assicurato attenzione e preghiere per padre Maccalli rapito in Niger e per quanti rischiano la vita per l’annuncio del Vangelo. Ai missionari ha ricordato la scelta degli ultimi, l’essere servitori della cultura del dialogo e dell’incontro.

La notizia di queste ore è che alti funzionari dell'intelligente srilankese avrebbero nascosto deliberatamente le informazioni sulla possibilità di un attacco terroristico. «E' un fatto gravissimo - commenta al Sir il cardinale Ranjith -, vuol dire che il massacro poteva essere evitato». Il suo appello alla comunità internazionale: «Non venga a mescolarsi alle politiche nazionali ma rispetti il nostro Paese e le nostre scelte. E ci aiuti dove è necessario».