Cristiani perseguitati

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Un ragazzo di 16 anni, convertito al cristianesimo dall’islam, risulta scomparso dal 25 maggio scorso a Peshawar, capitale della provincia di Khyber Pakhtunkhwa. Secondo fonti locali di Fides, potrebbe essere stato rapito da militanti islamici, molto forti nella provincia, e la sua sorte potrebbe già essere segnata, in quanto ritenuto “colpevole di apostasia”.

Esecuzioni sommarie, stupri, centinaia di case incendiate, chiese e cappelle profanate, gente che fugge in Congo, furti di automobili, motociclette e computer che dimostrano «una violenta ostilità contro la Chiesa cattolica» da parte dei ribelli della coalizione Seleka, che hanno preso il potere nella Repubblica Centroafricana con il colpo di Stato del 24 marzo scorso. A fare il punto della situazione, dopo due mesi, è il vescovo di Bangassou monsignor Juan Josè Aguirre, in una intervista ad Aiuto alla Chiesa che soffre, diffusa oggi in inglese sul sito internazionale.

Si addensano sospetti sulla morte del leader cristiano della Chiesa evangelica vietnamita Hoang Van Ngai (noto anche come Vam Ngaij Vaj), scomparso il 17 marzo mentre era sotto custodia della polizia nel distretto di Dak Glong, provincia di Dak Nong. Come appreso dall’Agenzia Fides, la versione ufficiale fornita dagli agenti è “suicidio tramite scossa elettrica”, che la famiglia della vittima contesta fortemente, affermando che l’uomo è morto in seguito a percosse e torture.

Un’udienza di venti minuti durante la quale “ho visto delle lacrime scendere sul volto di Papa Francesco mentre raccontavo della Chiesa perseguitata in Iraq, dei suoi 950 martiri e delle sue 57 chiese attaccate”. E’ un Pontefice “addolorato” quello che descrive Louis Raphaël I Sako, Patriarca di Babilonia dei Caldei (Baghdad), che giovedì 21 marzo è stato ricevuto in udienza, con il suo seguito, dal Papa.