Firenze 2015

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Sì, a noi piace il modello Fortezza da Basso, scelto dai cattolici italiani per interrogarsi sul futuro della Chiesa italiana e sulla presenza dei credenti in questo Paese benedetto. Chi scrive questo articolo ha avuto la fortuna di partecipare ad un tavolo di discernimento sulla Via dell’abitare. Un’autentica esperienza cristiana di ascolto e di parresia

«Il mondo aspetta una comunicazione comune da noi» e «noi, religioni monoteiste, dobbiamo offrire una visione positiva dell’uomo e del mondo impegnandoci per il bene» dell’umanità. Il monito è di Joseph Levi, rabbino capo della Comunità ebraica di Firenze, che ha portato questa mattina il suo saluto al convegno ecclesiale, al termine della preghiera ecumenica presieduta da monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei.

«Possiamo superare quanto c’è di oscuro» nelle religioni, in particolare il fondamentalismo che porta al terrorismo, «solo lavorando insieme, costruendo ponti e non muri. È un cammino lungo e faticoso, ma è l’unica strada che abbiamo davanti a noi». Ne è convinto Izzedin Elzir, imam di Firenze e presidente dell’Unione comunità islamiche d’Italia (Ucoii), che questa mattina ha portato il saluto della sua comunità al convegno ecclesiale di Firenze.

«Paolo rivolge il suo inno cristologico in una Chiesa in conflitto. Forse siamo ancora animosi gli uni verso gli altri, veniamo da una storia di lotte fratricide, conflitti dottrinari, battaglie per il potere. Il primo punto è lasciarsi interpellare dai nostri conflitti». Lo ha detto questa mattina a Firenze Letizia Tomassone, pastora della Chiesa valdese fiorentina, nella riflessione spirituale della preghiera ecumenica che ha aperto la quarta giornata del Convegno ecclesiale

(dall’inviata Sir a Firenze) – «Come ha detto Papa Francesco, se noi non ci abbassiamo non possiamo vedere il volto del Signore. Possiamo vedere i tratti dell’umanità di Cristo nelle profezie, ad esempio in Isaia». Ha esordito così p. Georgij Blatinskij, arciprete della Chiesa ortodossa russa di Firenze, nella riflessione spirituale della preghiera ecumenica che, presieduta da monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, questa mattina ha aperto la quarta giornata del Convegno ecclesiale a Firenze.

Le relazioni introduttive di Marco Magatti e Giuseppe Lorizio hanno dato il via ai lavori dei sottogruppi, quattro per ciascuno dei cinque verbi dell’Evangelii Gaudium, che annunciano il percorso «sinodale» che attende la Chiesa italiana, anche nel rapporto con la società. Cinque clip con il «negativo» per introdurre gli ambiti.

(dall’inviata Sir a Firenze) – Per riaprire «l’orizzonte chiuso e disumanizzante in cui rischia di finire l’umanesimo esclusivo» occorre «un nuovo umanesimo della concretezza che, guardando a Gesù Cristo, torni a essere capace di quella postura relazionale, aperta, dinamica, affettiva, generativa, verso cui ci sospinge continuamente Papa Francesco con l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium e l’enciclica Laudato si’». Ne è convinto Mauro Magatti, ordinario di sociologia presso l’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano, che oggi a Firenze ha tenuto una delle due relazioni introduttive ai lavori nei gruppi, nell’ambito del Convegno ecclesiale nazionale, sulle cinque «vie» indicate nella Traccia.

La giornata di Papa Francesco a Firenze è stata intensa e scandita anche da momenti di prossimità verso quanti la società tende a scartare, considerandoli quasi invisibili: la preghiera con gli ammalati e i disabili nella Basilica della Santissima Annunziata e il pranzo con i non abbienti nella mensa di San Francesco Poverino. Con l'ascolto, la presenza e gesti tangibili, la Chiesa deve "mantenere un sano contatto con la realtà, con ciò che la gente vive, con le sue lacrime e le sue gioie". E il Pontefice lo ha ricordato celebrando la messa nello stadio comunale Artemio Franchi, precisando che, sull'esempio del Figlio di Dio, "l’unico modo per parlare ai cuori delle persone" è toccare "la loro esperienza quotidiana"...