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«Dov’è Dio, se nel mondo c’è il male, se ci sono uomini affamati, assetati, senzatetto, profughi, rifugiati? Dov’è Dio, quando persone innocenti muoiono a causa della violenza, del terrorismo, delle guerre?». La Via Crucis al Parco Blonia si è conclusa con un discorso (testo integrale) iniziato in modo incalzante e impegnativo, in cui il Papa è sembrato dare voce alle domande emerse durante il suo pellegrinaggio silenzioso ad Auschwitz e Birkenau.

«Vorrei poter stare un po’ vicino ad ogni bambino malato, accanto al suo letto, abbracciarli ad uno ad uno, ascoltare anche solo un momento ciascuno di voi e insieme fare silenzio di fronte alle domande per le quali non ci sono risposte immediate. E pregare». Con queste parole (testo integrale) il Papa ha fatto il suo ingresso, questo pomeriggio, all’ospedale pediatrico universitario di Prokocim, dove al suo arrivo è stato accolto dal primo ministro della Polonia, Beata Maria Szydło, e dal direttore della struttura sanitaria.

Un grido silenzioso nel cuore e una richiesta di perdono per il Popolo di Dio. Papa Francesco li ha portati dentro di sè in una mattina di sole caldo ad Oswiecim, la città polacca a 60 chilometri da Cracovia che gli occupanti nazisti nel 1939 ribattezzarono Auschwitz, entrando nel più grande campo di sterminio nella storia dell’umanità. Lo ha fatto nel giorno in cui, 75 anni fa, il francescano polacco San Massimiliano Kolbe offrì la sua vita in cambio di quella di un altro prigioniero. Con un grido nel cuore il Pontefice ha pregato in silenzio nella Piazza dell’appello, dove Kolbe ha compiuto il suo gesto, ed ha baciato il patibolo delle esecuzioni.

Al primo appuntamento con i giovani della 31esima Giornata mondiale della gioventù a Cracovia, in Polonia, Papa Francesco è arrivato a bordo di un tram dall’arcivescovado, con 15 giovani disabili e i loro accompagnatori. La pioggia prima leggera, poi sempre più insistente, infine placata, non ha frenato l’entusiasmo del milione di giovani che lo ha accolto nella spianata di Buonie Blonia, che ha ospitato sei messe celebrate da San Giovanni Paolo II e quella di Benedetto XVI nel 2006.
Nella cerimonia di benvenuto, sul tema “Chiamati alla santità”, sono sfilate le bandiere dei 187 paesi dei partecipanti, con i volti stilizzati di “testimoni della misericordia” della propria area.

Per la prima celebrazione del suo viaggio in Polonia, Papa Francesco ha voluto raggiungere il santuario mariano di Czestochowa, e unirsi ai 4 milioni di pellegrini che ogni anno visitano quello che san Giovanni Paolo II ha definito “il santuario della Nazione”. Dopo il giro in papamobile tra i 500mila fedeli riuniti per la celebrazione del 1050esimo anniversario del Battesimo della Polonia, il Papa è entrato nelle mura del monastero di Jasna Gora, il “monte chiaro”, roccaforte della fede e dello spirito nazionale dei polacchi. Qui, nella cappella della “Madonna nera” ha assistito all’esposizione dell’icona della Madre di Dio così chiamata per la carnagione scura.

Il Papa che cammina a capo chino, da solo, assorto nel suo intenso silenzio. Sono le 9.15 quando varca il cancello del campo di sterminio di Auschwitz, senza il seguito e senza il clamore dei media. È un’istantanea che rimarrà nella storia. Sul libro d'onore lascia scritto in spagnolo: «Signore, abbi pietà del tuo popolo. Signore, perdono per tanta crudeltà».