Madonna

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«Settant’anni orsono, Pio XII (il 15 maggio 1947) dichiarò la Madonna di Montenero Universae Tusciae Patrona. Da quel giorno le diocesi della Toscana si recano annualmente a turno in pellegrinaggio al Santuario, donando quell’olio che giorno e notte alimenta la lampada posta davanti all’effige». Così il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze e presidente della Conferenza Episcopale Toscana, si è espresso durante la Messa che i vescovi toscani hanno concelebrato al santuario di Montenero, nella festa della Madonna patrona della Toscana.

«Anche oggi c’è tanto bisogno di preghiera e di penitenza per implorare la grazia della conversione, per implorare la fine di tante guerre che sono dappertutto nel mondo e che si allargano sempre di più, come pure la fine degli assurdi conflitti grandi e piccoli, che sfigurano il volto dell’umanità». Con queste parole, durante il Regina Caeli di ieri, il Papa ha attualizzato il viaggio a Fatima, di cui – davanti a 25mila fedeli – ha ripercorso le tappe.

Affido a Maria, Regina della pace, la sorte delle popolazioni afflitte da guerre e conflitti, in particolare in Medio Oriente. Tante persone innocenti sono duramente provate, sia cristiane, sia musulmane, sia appartenenti a minoranze come gli yazidi, i quali subiscono tragiche violenze e discriminazioni. Alla mia solidarietà si accompagna il ricordo nella preghiera, mentre ringrazio quanti si impegnano a sovvenire ai bisogni umanitari. Incoraggio le diverse comunità a percorrere la strada del dialogo e della amicizia sociale per costruire un futuro di rispetto, di sicurezza e di pace, lontano da ogni sorta di guerra.

Sul volo di ritorno dal Portogallo consueta conferenza stampa del Papa con i giornalisti al seguito. Tra i temi toccati, oltre al recente pellegrinaggio, la prossima visita di Trump, le polemiche sulle ong, i Lefevriani, Medjugorje e le dimissioni di Marie Collins dalla commissione antiabusi (testo integrale).

L'ampio piazzale del Santuario di Nostra Signora di Fatima si è vestito di luce, la luce della fede e della speranza che guidano i passi del popolo di Dio. In questi luoghi, testimoni delle apparizioni della Vergine, seguite nei cento anni successivi da una preghiera pressoché incessante, Papa Francesco ha benedetto le candele, per poi introdurre la recita del santo rosario. I grani della corona, scivolando tra le dita delle donne e degli uomini che invocano la misericordia di Dio, consentono al Vangelo di riprendere "la sua strada nella vita di ognuno, delle famiglie, dei popoli e del mondo", e leniscono le ferite dei "diseredati e infelici ai quali è stato rubato il presente", "degli esclusi e abbandonati...".

Migliaia di persone, molte delle quali anche percorrendo 450 chilometri a piedi, si sono messe in cammino per essere a Fatima con Papa Francesco. Il Pontefice è atterrato, poco dopo le 

, alla base aerea di Monte Real, accolto, tra gli altri, dal presidente della Repubblica, Marcelo Nuno Duarte Rebelo de Sousa, con il quale si è intrattenuto privatamente in una sala della torre di controllo. Un successivo trasferimento, in elicottero e in papamobile, ha condotto Papa Bergoglio al Santuario di Nostra Signora di Fatima, dove fedeli gioiosi lo attendevano pazienti sin dalle prime ore del mattino, nonostante le iniziali avverse condizioni atmosferiche.

Cinquecentomila pellegrini hanno assistito alla messa per la canonizzazione di Francesco e Giacinta Marto, i primi due bambini non martiri a essere proclamati Santi nella storia della Chiesa. Fatima è «un manto di luce», ha detto Francesco additando al mondo l'esempio dei due pastorelli e chiedendo una «mobilitazione generale» per la «rivoluzione della tenerezza».

«È una gioia immensa darvi il benvenuto in questo santuario, dove pulsa il cuore materno del Portogallo: Salve, Santo Padre! Benvenuto a Fatima! Siete a casa vostra!». È il saluto di monsignor Antonio Marto, vescovo di Leiria-Fatima, al Papa, al termine della Messa celebrata oggi per la canonizzazione dei due pastorelli, Francesco e Giacinta Marto, i primi due santi bambini non martiri della storia della Chiesa.

«Il Signore sempre ci precede: quando passiamo attraverso una croce, egli vi è già passato prima». Rivolgendosi ai «fratelli e sorelle malati», salutati al termine della Messa per la canonizzazione di Francesco e Giacinta Marto, il Papa si è soffermato su un concetto già espresso nell’omelia: «Nella sua Passione, egli ha preso su di sé tutte le nostre sofferenze» (testo integrale)