Papa Francesco

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All'Udienza generale in piazza San Pietro, Francesco ha spiegato la penultima invocazione del Padre nostro tradotta dal greco con «Non ci indurre in tentazione». «Comunque si comprenda il testo», afferma, «dobbiamo escludere che sia Dio il protagonista delle tentazioni che incombono sul cammino dell’uomo». Un invito a pregare «per quanti non hanno lavoro, che è una tragedia mondiale di questi tempi».

«È lo Spirito che ci fa risorgere dai nostri limiti, dalle nostre morti, perché noi abbiamo tante, tante necrosi nella nostra vita, nell'anima». Lo ha detto il Papa, nell'omelia della messa celebrata oggi a Santa Marta, in cui ha ricordato che «non possiamo nulla senza lo Spirito Santo», perché la vita cristiana rinasce dallo Spirito Santo e quindi bisogna fargli posto. 

Le piaghe di Gesù «costituiscono la fonte della pace, perché sono il segno dell'amore immenso di Gesù che ha sconfitto le forze ostili all'uomo, il peccato, la morte». Lo ha spiegato il Papa, nel Regina Coeli di ieri, in cui si è soffermato sull'apparizione di Gesù Risorto nel cenacolo, dove erano riuniti gli apostoli, in preda allo smarrimento e alla paura. Al termine appello per la sorte dei profughi nei centri di detenzione in Libia.

Papa Francesco ha ricevuto in udienza Milorad Dodik, presidente di turno della Presidenza collegiale della Bosnia ed Erzegovina, il quale, successivamente, si è incontrato con card. Pietro Parolin, segretario di Stato, accompagnato dal Rev.mo Mons. Antoine Camilleri, sotto-segretario per i Rapporti con gli Stati.