Papa Francesco

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"Giovani, fidatevi di Gesù: Lui va sempre avanti, con noi! E' una persona che può portarvi avanti, non un'illusione. Non delude mai, è un compagno fedele. E gettate le reti per costruire un mondo migliore!". E' il cuore del messaggio lasciato da Papa Francesco domenica sera ai centomila giovani sardi incontrati in Largo Carlo Felice, ultima tappa della sua visita pastorale a Cagliari. Parole arricchite dall'esperienza personale della vocazione, ricordata con emozione esattamente sessant'anni dopo.

"Solidarietà è una parola che rischia di essere cancellata dal dizionario, perché dà fastidio. Perché ti obbliga a guardare all'altro e darti all'altro con amore". Papa Francesco lo ha detto domenica pomeriggio, nella cattedrale di Cagliari, ai poveri, ai detenuti e ai volontari che li assistono. Nella terza tappa della sua visita nel capoluogo sardo il Papa ha detto di voler condividere con tutti la gioia di avere Gesù come maestro, che ci dà forza nelle fragilità. "Tutti noi che siamo qui abbiamo miserie e fragilità -- ha aggiunto -- nessuno qui è migliore dell'altro. Tutti siamo uguali davanti al Padre!".

Il ruolo del vescovo è di accogliere con magnanimità, camminare con il gregge, rimanere con il gregge. Lo ha ribadito il Papa nel discorso ai nuovi vescovi. In particolare Papa Francesco ha sottolineato l'importanza di stare in mezzo alla gente.Scendete in mezzo ai vostri fedeli, anche nelle periferie delle vostre diocesi e in tutte quelle "periferie esistenziali" dove c'è sofferenza, solitudine, degrado umano. Presenza pastorale significa camminare con il Popolo di Dio: davanti, indicando la via; in mezzo, per rafforzarlo nell'unità; dietro, sia perché nessuno rimanga indietro

Dire sempre sì alla vita perché l'apertura alla vita è una priorità per la famiglia umana. Lo ha sottolineato il Papa nel discorso alla Federazione internazionale delle Associazioni Mediche cattoliche. Cari amici medici, voi che siete chiamati a occuparvi della vita umana nella sua fase iniziale, ricordate a tutti, con i fatti e con le parole, che questa è sempre, in tutte le sue fasi e ad ogni età, sacra ed è sempre di qualità. E non per un discorso di fede, ma di ragione e di scienza! Non esiste una vita umana più sacra di un'altra, come non esiste una vita umana qualitativamente più significativa di un'altra.

La comunicazione serve alla Chiesa per inserirsi nelle realtà concrete del nostro tempo, per parlare all'umanità. Lo ha sottolineato Papa Francesco nel discorso alla Plenaria del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. Per la Chiesa è necessario il dialogo con gli uomini e le donne di oggi, per comprenderne le attese, i dubbi, le speranze. Sono uomini e donne a volte un po' delusi da un cristianesimo che a loro sembra sterile e in difficoltà proprio nel comunicare in modo incisivo il senso profondo che dona la fede.

"Madre, donaci il tuo sguardo!. Uno sguardo di tenerezza, uno sguardo materno nel quale è riflesso lo sguardo del Padre e del Figlio, uno sguardo che ci porta a Dio, un dono di Gesù Cristo in croce, che carica su di sé le nostre sofferenze, le nostre fatiche, il nostro peccato". Con questa invocazione Papa Francesco si è rivolto alla Vergine Maria nel piazzale del santuario di Nostra Signora di Bonaria, a Cagliari, nella messa alla quale hanno partecipato più di 100mila fedeli.

"Noi non vogliamo questo sistema economico globalizzato, che ci fa tanto male!. Al centro deve essere l'uomo e la donna, come Dio vuole, e non il denaro!". Ha usato parole forti, Papa Francesco, nel suo primo incontro a Cagliari, uscite dal cuore dopo aver ascoltato il grido d'aiuto di un cassintegrato della Sardegna. Ha abbandonato il discorso preparato per chiedere al mondo del lavoro di una regione piegata dalla crisi, erano quasi 20 mila in Largo Carlo Felice, di "non lasciarvi rubare la speranza" che forse è sotto la cenere, e di alimentarla con la solidarietà e l'intelligenza".