Papa Francesco

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«La Chiesa non è un'associazione assistenziale, culturale o politica, ma è un corpo vivente, che cammina e agisce nella storia. E questo corpo ha un capo, Gesù, che lo guida, lo nutre e lo sorregge». Lo ha detto il Papa, che nella catechesi dell'udienza generale di oggi si è soffermato sulla Chiesa come «corpo di Cristo», a partire dalla «Lumen Gentium» e dall'esperienza di San Paolo, «uno dei più grandi evangelizzatori» che prima della conversione sulla via di Damasco è stato «un persecutore dei cristiani».

Essere cristiani, soprattutto oggi, significa essere rivoluzionari. Lo ha detto Papa Francesco lunedì sera nell'Aula Paolo VI incontrando i partecipanti al convegno della diocesi di Roma. Nella catechesi sul testo di San Paolo ai cristiani di Roma: Io non mi vergogno del Vangelo, papa Francesco ha rilevato che camminare sotto la grazia è la nostra vita, noi siamo liberi per questo. Vivere sotto la grazia, dono di Gesù Cristo, è una rivoluzione che cambia in profondità il cuore di Roma. Anche la speranza, ha detto il Papa, non si può comprare, è un dono di Dio: noi dobbiamo offrirla con la nostra testimonianza e la nostra gioia

«Camminare sotto la grazia è la nostra vita, noi siamo liberi per questo. Vivere sotto la grazia, dono di Gesù Cristo, è una rivoluzione che cambia in profondità il cuore di Roma». Queste le parole pronunciate da Papa Francesco in Aula Paolo VI nella catechesi sul testo di San Paolo ai cristiani di Roma: «Io non mi vergogno del Vangelo», che darà l'orientamento al lavoro pastorale di questi giorni di Convegno diocesano.

Papa Francesco ha ricevuto in udienza il Presidente della Repubblica Bolivariana di Venezuela, Nicolás Maduro. Nei colloqui ci si è soffermati sulla situazione sociale e politica del Paese, dopo la recente scomparsa del Presidente Hugo Chávez come pure su alcune problematiche attuali, quali la povertà e la lotta alla criminalità e al narcotraffico.Si è fatto riferimento alla presenza storica della Chiesa cattolica nel Paese e al suo decisivo apporto nell'ambito della carità, dell'assistenza sanitaria e dell'educazione, convenendo sulla necessità di un dialogo sincero e costante tra la Conferenza Episcopale e lo Stato, per lo sviluppo dell'intera Nazione.