Papa Francesco

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Pubblichiamo il testo integrale dell'omelia pronunciata da Papa Francesco durante la Messa celebrata sull'isola di Lampedusa, in occasione del suo primo viaggio pastorale, lunedì 8 luglio 2013.

Monsignor Mariano Crociata suggerisce una rilettura del gesto compiuto oggi da Papa Francesco, a partire dal suo straordinario coinvolgimento personale: «Con la sua sensibilità ha mostrato cosa significa non diventare preda dell’indifferenza». Ed ancora: «Invita ad andare oltre tutti gli schemi, i preconcetti e tutte le abitudini, per vedere la nuda umanità e la cruda sofferenza che tocca tutti, al di là delle appartenenze e degli interessi politici».

(Lampedusa) - Una visita «estremamente positiva: il Papa ha dato al mondo una testimonianza. Lui spera che resti»: questo il bilancio di padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa della Santa Sede, incontrando poco fa i giornalisti nella sala stampa allestita davanti al campo sportivo di Lampedusa, dove oggi si è celebrata la messa con 10mila persone accertate.

Ho sentito che dovevo venire quando ho saputo dei drammi, dei morti in mare. Così si è presentato Papa Francesco oggi a Lampedusa. Dobbiamo contrastare la cultura del benessere che ci rende insensibili alle grida degli altri e che ci porta alla globalizzazione dell'indifferenza. Lo ha detto nell'omelia della Messa, con voce sommessa. Di fronte alle notizie dei tanti, troppi morti, ha detto il Papa, ho sentito che dovevo venire qui oggi a pregare, a compiere un gesto di vicinanza, ma anche a risvegliare le nostre coscienze perché ciò che è accaduto non si ripeta. E dobbiamo chiedere a Dio di cancellare l'indifferenza che ci rende tutti come Erode che uccide i bambini, anche chi prende decisioni socio-economiche che sono all'origine di questi drammi.

(Lampedusa) - «Quest'isola è lampada accesa perché non si pensi più in termini di emergenza o di semplice accoglienza, ma a promuovere politiche adeguate di giustizia e di rispetto di ogni vita umana». Sono le parole di monsignor Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, nel suo saluto al Papa al termine della liturgia penitenziale, davanti alla statua della Madonna di Porto Salvo, tanto venerata dai lampedusani.

È una liturgia penitenziale per chiedere perdono per «l'indifferenza verso tanti fratelli e sorelle», per «chi si è accomodato, si è chiuso nel proprio benessere che porta all'anestesia del cuore» e «per coloro che con le loro decisioni a livello mondiale hanno creato situazioni che conducono a questi drammi» quella che ha celebrato oggi Papa Francesco sotto il sole implacabile di Lampedusa, per ricordare migliaia e migliaia di migranti vittime del mare.

Date il vostro contributo per una Chiesa fedele alla strada indicata da Gesù, senza cedere alla tentazione del lusso o della carriera. Lo ha detto Papa Francesco a seimila seminaristi e novizie incontrati in Aula Paolo VI sabato pomeriggio, nell'ambito delle iniziative per l'Anno della Fede. La chiamata a servire Dio è una gioia, ha spiegato il Papa, va contro la dominante cultura del provvisorio. I pilastri della vita dedicata al Signore sono la formazione spirituale, la vita intellettuale, la vita apostolica per annunciare il Vangelo e la vita comunitaria.

I punti di riferimento della missione cristiana sono la gioia della consolazione, la croce e la preghiera. Lo ha ribadito Papa Francesco nell'omelia della messa celebrata domenica mattina con i seminaristi e le novizie presenti in Vaticano. Il Papa ha ribadito che senza il rapporto costante con Dio, la missione diventa un mestiere ed il rischio dell'attivismo è sempre in agguato. Più la missione vi chiama ad andare verso le periferie esistenziali, più il vostro cuore sia unito a quello di Cristo.

“Tutti, specialmente oggi, abbiamo bisogno di andare all’essenziale della fede cristiana, di approfondirla, e di confrontarla con le problematiche attuali”. Lo ha detto stamattina Papa Francesco, dopo la recita dell’Angelus da piazza San Pietro ricordando la pubblicazione, due giorni, della lettera enciclica sul tema della fede, intitolata “Lumen fidei”, “la luce della fede”.