Papa Francesco

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Lunedì 8 luglio Papa Francesco arriverà poco dopo le ore 9, raggiungerà quindi Cala Pisana da dove s'imbarcherà per raggiungere via mare il Porto dell'isola. Al largo, lancerà in mare una corona di fiori in ricordo di quanti hanno perso la propria vita in mare. Alle 10 è prevista la Messa nel campo sportivo «Arena». Per monsignor Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, «la scelta di Lampedusa, come primo viaggio, è un messaggio forte». Il parroco, don Stefano Nastasi: «È un sogno che diventa realtà»

Venerdì 5 luglio alle ore 11 verrà presentata la prima enciclica di Papa Francesco, «Lumen fidei»: la notizia è stata data stamane dal direttore della Sala stampa vaticana, p. Federico Lombardi, che ha anche annunciato un'altra notizia di rilievo, quella del viaggio di Papa Francesco, lunedì 8 luglio, all'isola di Lampedusa, per onorare la memoria dei tanti migranti morti attraversando il Mediterraneo su barconi improvvisati.

«Gesù vuole essere vostro amico, vostro fratello, maestro di verità e di vita che vi rivela la via da percorrere per giungere alla felicità, alla realizzazione di voi stessi secondo il piano di Dio su ciascuno di voi. E questa amicizia di Gesù, che ci porta la misericordia, l‘amore di Dio, è ‘gratuità', dono puro». Lo ha scritto Papa Francesco nel messaggio ai giovani riuniti in occasione della «Sesta Giornata dei giovani» della Lituania, a Kaunas.

«Gerusalemme è la meta finale, dove Gesù, nella sua ultima Pasqua, deve morire e risorgere, e così portare a compimento la sua missione di salvezza». Lo ha sottolineato Papa Francesco, stamattina, alla recita dell’Angelus con i fedeli giunti a piazza San Pietro, ricordando che il Vangelo di questa domenica mostra «un passaggio molto importante nella vita di Cristo», quando «Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme».

Gesù ci vuole liberi, non vuole cristiani egoisti incapaci di dialogare con Dio o cristiani deboli, "cristiani telecomandati", che si piegano alla volontà degli altri e sono incapaci di creatività. Il Vangelo odierno di Luca, in cui il Figlio di Dio si mette in "cammino verso Gerusalemme", ha offerto al Papa l'occasione di chiarire cosa vuol dire ascoltare la coscienza. "Non significa seguire il proprio io, fare quello che mi interessa, che mi conviene, che mi piace -- ha detto con chiarezza -- la coscienza è lo spazio interiore dell'ascolto della verità, del bene, dell'ascolto di Dio".

E' sempre e soltanto l'amore di Cristo che genera la fede e che manda avanti la Chiesa". E' la riflessione che Papa Francesco ha pronunciato all'angelus nella solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. Il Pontefice, ricordando che "Pietro è stato il primo a confessare che Gesù è il Figlio di Dio e Paolo ha diffuso questo annuncio nel mondo greco-romano", ha precisato che la Chiesa di Roma è diventata "il punto di riferimento per tutte le Chiese sparse nel mondo", "non per il potere dell'Impero, ma per la forza del martirio".

"Quando lasciamo prevalere i nostri pensieri, i nostri sentimenti, la logica del potere umano e non ci lasciamo istruire e guidare dalla fede, da Dio, diventiamo pietra d'inciampo. La fede in Cristo è la luce della nostra vita di cristiani e di ministri nella Chiesa". Nella solennità dei Santi Pietro e Paolo, Papa Francesco ha celebrato la messa nella Basilica Vaticana, imponendo a 35 nuovi metropoliti (34 presenti e uno rimasto nella propria sede) il pallio, "segno della comunione con il vescovo di Roma". Presente anche una delegazione del Patriarcato ecumenico.

La Chiesa di Roma «è diventata, subito, spontaneamente, il punto di riferimento per tutte le Chiese sparse nel mondo. Non per il potere dell'Impero, ma per la forza del martirio, della testimonianza resa a Cristo» dai santi Pietro e Paolo, celebrati oggi 29 giugno. Lo ha detto papa Francesco prima di pronunciare l'Angelus, affacciato dalla finestra su piazza San Pietro, da dove ha poi invitato i circa 50 mila fedeli presenti a recitare una 'Ave Maria' per il patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I.

«Il Signore sceglie sempre il suo modo di entrare nella nostra vita. Tante volte lo fa tanto lentamente, che noi siamo nel rischio di perdere un po' la pazienza: “Ma Signore, quando?” E preghiamo, preghiamo. E non viene il suo intervento nella nostra vita». Lo ha detto papa Francesco nell'omelia durante la messa a Santa Marta.