Papa Francesco

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(Lampedusa) - «Quest'isola è lampada accesa perché non si pensi più in termini di emergenza o di semplice accoglienza, ma a promuovere politiche adeguate di giustizia e di rispetto di ogni vita umana». Sono le parole di monsignor Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, nel suo saluto al Papa al termine della liturgia penitenziale, davanti alla statua della Madonna di Porto Salvo, tanto venerata dai lampedusani.

È una liturgia penitenziale per chiedere perdono per «l'indifferenza verso tanti fratelli e sorelle», per «chi si è accomodato, si è chiuso nel proprio benessere che porta all'anestesia del cuore» e «per coloro che con le loro decisioni a livello mondiale hanno creato situazioni che conducono a questi drammi» quella che ha celebrato oggi Papa Francesco sotto il sole implacabile di Lampedusa, per ricordare migliaia e migliaia di migranti vittime del mare.

Date il vostro contributo per una Chiesa fedele alla strada indicata da Gesù, senza cedere alla tentazione del lusso o della carriera. Lo ha detto Papa Francesco a seimila seminaristi e novizie incontrati in Aula Paolo VI sabato pomeriggio, nell'ambito delle iniziative per l'Anno della Fede. La chiamata a servire Dio è una gioia, ha spiegato il Papa, va contro la dominante cultura del provvisorio. I pilastri della vita dedicata al Signore sono la formazione spirituale, la vita intellettuale, la vita apostolica per annunciare il Vangelo e la vita comunitaria.

I punti di riferimento della missione cristiana sono la gioia della consolazione, la croce e la preghiera. Lo ha ribadito Papa Francesco nell'omelia della messa celebrata domenica mattina con i seminaristi e le novizie presenti in Vaticano. Il Papa ha ribadito che senza il rapporto costante con Dio, la missione diventa un mestiere ed il rischio dell'attivismo è sempre in agguato. Più la missione vi chiama ad andare verso le periferie esistenziali, più il vostro cuore sia unito a quello di Cristo.

“Tutti, specialmente oggi, abbiamo bisogno di andare all’essenziale della fede cristiana, di approfondirla, e di confrontarla con le problematiche attuali”. Lo ha detto stamattina Papa Francesco, dopo la recita dell’Angelus da piazza San Pietro ricordando la pubblicazione, due giorni, della lettera enciclica sul tema della fede, intitolata “Lumen fidei”, “la luce della fede”.

“Alcuni credono che la gioia nasce dalle cose che si hanno, dall'ultimo modello di smartphone, dall'ultimo modello d'auto, dal divertimento dei locali più in voga, ma non è così. A me fa male quando vedo un prete o una suora con una macchina di ultimo modello. Non si può. Pensate a quanti bambini muoiono di fame”. Lo ha detto Papa Francesco incontrando seminaristi e novizie provenienti da ogni parte del mondo, nell'Aula Paolo VI, in occasione dell'Anno della Fede.

Sulle orme di Francesco per essere una chiesa povera per i poveri.Nel suo primo discorso da leader anglicano al Sinodo generale a York l’arcivescovo Justin Welby ha citato due volte l’esempio del Papa per indicare la direzione che la “Chiesa di Inghilterra” dovrà percorrere in “questa epoca di rivoluzioni” nella quale “il compito dei cristiani è di essere custodi del vangelo che trasforma individui, nazioni e società”.

Un commosso ricordo del cardinale Van Thuan, vietnamita, già presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, è stato pronunciato da Papa Francesco in occasione della chiusura della fase diocesana del processo di beatificazione del porporato. Papa Francesco ha definito il cardinale Van Thuan un testimone della fede. Da vescovo, Van Thuan è stato imprigionato per lunghi anni in Vietnam, senza processo, solo a causa della sua fedeltà alla Chiesa ed al Santo Padre.