Papa Francesco

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Per i giovani italiani sono tempi difficili. A renderli tali sono almeno tre ordini di fattori, in vario modo radicati sul terreno socio-economico, ma di natura prevalentemente culturale. Il primo è il venir meno di una prospettiva di speranza, di proiezione verso il futuro, che aveva sempre caratterizzato, in passato, la stagione della giovinezza.

"Noi cristiani siamo stati chiamati al singolare: nessuno di noi è cristiano per puro caso! Nessuno". Da questa riflessione si è dipanata l'omelia di Papa Francesco alla messa celebrata stamani nella cappella della Casa Santa Marta. Il Pontefice ha ripercorso il rapporto tra Dio e Abram, precisando che il Signore non ci lascia mai soli e ci chiede di andare avanti, anche in mezzo ai problemi, e di essere in pace con i nostri fratelli., martedì 25 giugno,

«Il Signore è con noi, il Signore ci ha scelto e non ci lascia soli, mai!». È questa la «certezza del cristiano», quella «voglia di andare avanti», anche «in mezzo ai problemi». Lo ha detto il Papa, che nell'omelia della messa di stamattina a Santa Marta si è soffermato sulla vicenda di Abramo, per ribadire che «Dio ci accompagna, Dio ci chiama per nome, Dio ci promette una discendenza».

In un clima di cordialità si è svolto questa mattina l'incontro tra Papa Francesco e il primo ministro della Repubblica di Malta, Joseph Muscat. Nel corso dell'incontro, rende noto un comunicato della Sala Stampa Vaticana, "sono state ricordate le origini apostoliche della Chiesa maltese e l'impronta determinante che il cristianesimo ha lasciato nella storia e nella cultura del Popolo dell'Arcipelago", così come pure le visite pastorali compiute dal Beato Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI.

"L'umanità ha bisogno della nostra comune testimonianza in favore del rispetto della dignità dell'uomo e della donna creati ad immagine e somiglianza di Dio, e in favore della pace che, primariamente, è un dono suo". E' la riflessione che Papa Francesco ha offerto alla delegazione dei responsabili del "Comitato Ebraico Internazionale per le Consultazioni Interreligiose", ricevuti oggi in Vaticano. Nel corso dell'incontro il Pontefice ha richiamato il documento conciliare Nostra Aetate, "un punto di riferimento fondamentale per quanto riguarda le relazioni con il popolo ebraico", e dove, fra l'altro, vengono fermamente condannati "gli odi, le persecuzioni, e tutte le manifestazioni di antisemitismo"

Questa mattina il Santo Padre Francesco ha ricevuto in udienza Adolfo Pérez Esquivel, Premio Nobel per la Pace, che accompagnava Félix Díaz, leader dell'etnia Qom della comunità "La Primavera" (di Formosa, Argentina), con la sua consorte, Amanda Asijak, e Francisco Nazar, vicario episcopale per le popolazioni originarie della diocesi di Formosa (Argentina).

«Per le nostre radici comuni, un cristiano non può essere antisemita!». Ad esclamarlo è stato il Papa, durante l'udienza, in Vaticano, ai membri del Comitato ebraico internazionale per le Consultazioni interreligiose, che è stata la «prima occasione» di confronto con «un gruppo ufficiale di rappresentanti di organizzazioni e comunità ebraiche».

La gloria e la grandezza seguite dal carcere e da una morte violenta. Tutta la vita di San Giovanni Battista è stata orientata verso un unico obiettivo: "indicare un altro", nelle tenebre del proprio tempo annunciare "l'uomo della luce". Papa Francesco ha dedicato l'omelia della messa celebrata stamani nella cappella di Santa Marta a questo grande profeta, di cui oggi la Chiesa fa memoria della natività. Un uomo, dunque, che fu "voce, ma non Parola", la cui vocazione è stata quella di "annientarsi". La figura del Battista ha offerto così al Pontefice l'occasione di tracciare un parallelismo con la missione della Chiesa,