Presepi

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Diciamolo, nel rispetto di tutti, ma anche con chiarezza: il presepe non si fa perché «è una bella tradizione italiana». O almeno: non lo si faccia solo per questo. Il presepe lo si fa come piccolo tentativo di comprendere con i sensi e l’intelligenza e il cuore che possediamo, il mistero di quel Bambino, figlio di Dio, che ci manifesta il volto del Padre. 

 Torna anche quest'anno Capannucce in Città, la rassegna che ogni anno invita migliaia di persone a realizzare il presepe. Tutti i partecipanti saranno premiati il 5 gennaio alle ore 16 nella chiesa di San Gaetano in via Tornabuoni a Firenze. Durante la serata i presenti riceveranno un piccolo dono e un diploma personalizzato. A premiarli sarà il Cardinale Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze.

Terre di Presepi mette in rete da cinque anni più di cento realtà tra città, paesi, parrocchie, presepisti dando vita all'itinerario dei giorni di Natale che muove più di un milione di visitatori e che si estende in Toscana e nelle regioni dell'Italia centrale limitrove. Ecco l'elenco completo.

«L'albero e il presepio sono due segni che non finiscono mai di affascinarci; ci parlano del Natale e ci aiutano a contemplare il mistero di Dio fattosi uomo per essere vicino a ciascuno di noi». Lo ha detto il Papa, ricevendo oggi in udienza le delegazioni provenienti dal Friuli-Venezia Giulia e dal Veneto per il dono di Natale e del presepio che verranno inaugurati questo pomeriggio in piazza San Pietro.

Tempo di Avvento, sabato primo dicembre (ore 10) in cattedrale, a Prato, catechesi del vescovo Franco Agostinelli per tutti i bambini delle parrocchie, con benedizione alle statuine del Bambino Gesù per i presepi. Poi i bimbi faranno gli auguri ai negozianti del centro storico, agli anziani del Pio Istituto Santa Caterina de' Ricci e in Palazzo comunale.

«Un presepe fatto di bende dedicato a te don Paolo, perché ti sei liberato delle tue bende di sofferenza facendone una missione nella missione; in quelle bende che hai offerto al Signore c’è tutta la dignità dell’uomo e la sua grandezza, perché le tue erano bende d’amore. Per due mesi, entrando in chiesa per costruire il presepe fatto di bende che ci avvolgono, ci soffocano e da cui non riusciamo a liberarci, sentivo il vento leggero del Signore, la Sua presenza e la tua. Grazie don Paolo perché accompagni i giorni della mia vita».