Sacerdoti

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“La lotta del Signore non è contro gli uomini ma contro il demonio”, “Gesù viene a trasformarci da prigionieri e oppressi in ministri di misericordia e consolazione”. Nella Basilica Vaticana, gremita di sacerdoti, che nel giovedì santo hanno rinnovato le promesse fatte al momento della propria ordinazione, Papa Francesco si è soffermato, ancora una volta, sul tema della misericordia del Signore, “infinita e ineffabile”, invitando tutti ad accoglierla con “dignità che sa vergognarsi”.

La Messa crismale, celebrata stamani in San Pietro, è stata l'occasione per Papa Francesco per rimettere a fuoco la vocazione del sacerdozio e il suo esercizio a servizio della misericordia di Dio. Inizia così il Triduo pasquale. Oggi pomeriggio alle ore 17, quando il Papa si recherà nel «Cara» di Castelnuovo di Porto per lavare i piedi a migranti e rifugiati.

Il lavoro di «accorpamento» delle 226 diocesi italiane, chiesto dal Papa nel maggio del 2013, continua, anche se ci sono «difficoltà non per motivi campanilistici, ma per contemperare l’esigenza di riduzione del numero con quella di stare sul territorio». Lo ha detto monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, durante la conferenza stampa di presentazione del comunicato finale del Consiglio permanente dei vescovi italiani, svoltosi a Genova nei giorni scorsi.

“Può annunciare parole di vita solo chi fa della propria vita un dialogo costante con la Parola di Dio, o, meglio, con Dio che parla”. Con queste parole, Papa Francesco ha accolto in Vaticano la comunità del Pontificio Seminario Lombardo, sottolineando l’importanza della formazione sacerdotale per essere “futuro della Chiesa secondo il cuore di Dio” e non “secondo le mode del momento”. Sull’esempio di fedeltà dei santi, come Carlo Borromeo, il Pontefice ha chiesto a tutti di essere semplici: “semplicità di vita, che eviti ogni forma di doppiezza e mondanità; e semplicità di linguaggio: non predicatori di complesse dottrine, ma annunciatori di Cristo, morto e risorto per noi”.

L’ultimo appuntamento pubblico della veloce visita di Papa Francesco in Uganda è con i sacerdoti, i religiosi e le religiose e i seminaristi del paese. La cattedrale di Kampala ne ospita 5 mila, e altre migliaia accolgono il Papa nel piazzale esterno, perché la Chiesa ugandese, si legge nel discorso consegnato e non letto, è benedetta con “un abbondante raccolto di vocazioni religiose”. Nel suo intervento a braccio il Pontefice parla di memoria, fedeltà e preghiera. Non dimenticate i vostri martiri, non vivete di rendita né abituatevi del ricordo lontano del loro sacrificio, spiega in spagnolo, ma costruite la gloria futura facendovi testimoni come sono stati testimoni i martiri.

Memoria, fedeltà, preghiera è la triplice esortazione rivolta questa sera da Papa Francesco ai sacerdoti, religiosi, religiose e seminaristi incontrati a Kampala, nella cattedrale di St. Mary, alla vigilia della prima domenica di Avvento che si celebrerà domani e dell’ormai imminente Giubileo della misericordia. Francesco ha consegnato il discorso preparato in precedenza e ha parlato in spagnolo, interamente a braccio (testi integrali)

L’entusiasmo di più di cinquemila sacerdoti, religiosi e seminaristi del Kenya esplode quando Papa Francesco entra nel lungo tendone allestito nel campo da rugby della St Mary’s School di Nairobi. Il Pontefice attraversa tutta la tenda e sale sul palco per ascoltare le testimonianze della presidente delle religiose e del presidente dei superiori keniani.
Poi decide di intervenire a braccio, in spagnolo, per dare alcuni consigli sulla vocazione e la vita religiosa. Per seguire Gesù, sia nel sacerdozio che nella vita consacrata, spiega il Papa, si entra dalla porta! E la porta è Cristo! E’ Lui che chiama, è Lui che comincia, è Lui che fa il lavoro.

«Quelli che Gesù chiama devono entrare per la porta, non dalla finestra». Lo ha detto il Papa, che incontrando il clero, i religiosi, le religiose e i seminaristi, nel campo sportivo della St. Mary’s School di Nairobi, ha lasciato da parte il testo scritto per parlare circa venti minuti a braccio, con tono a tratti scherzoso e divertito (discorso integrale).