Sacramenti

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Nelle nostre parrocchie, nelle nostre chiese dobbiamo accogliere e ascoltare, senza aver paura delle diversità, anche delle più grandi e dolorose, e mettere in comune senza discriminazioni. Papa Francesco lo ha detto e lo ha dimostrato accogliendo e abbracciando in Aula Paolo VI più di seicento disabili e i loro accompagnatori, protagonisti del convegno organizzato dalla Conferenza episcopale italiana per i 25 anni del settore per la catechesi delle persone disabili.

Lasciando il discorso scritto e rispondendo a braccio ad alcune domande, il Papa ha ricordato che le diversità sono una ricchezza, ci aiutano, ci sfidano e ci arricchiscono.

Nella comunità cristiana «tutti abbiamo la stessa possibilità di ricevere i sacramenti». Lo ha sostenuto oggi in aula Paolo VI papa Francesco, ricevendo in udienza i partecipanti al convegno per celebrare i 25 anni del Settore per la catechesi delle persone disabili dell’Ufficio catechistico nazionale della Cei. Il Papa ha parlato a braccio, consegnando alla fine il testo preparato.

Confessare un peccato anche quando «è brutto», come ha fatto il re Davide. È l’invito del Papa, che con l’udienza di oggi ha terminato il ciclo di catechesi sulla misericordia nell’Antico Testamento, proponendo ai 30mila fedeli presenti in piazza San Pietro una meditazione sul salmo 51, detto il Miserere, in cui «la richiesta di perdono è preceduta dalla confessione della colpa e in cui l’orante, lasciandosi purificare dall’amore del Signore, diventa una nuova creatura, capace di obbedienza, di fermezza di spirito, e di lode sincera».

Una lettrice è rimasta colpita dalla storia - mostrata in tv - di un battesimo di bambine ottenute da una coppia omosessuale con il ricorso all'utero in affitto. E si chiede se in un caso come questo il sacramento vada o meno amministrato. Risponde padre Valerio Mauro, docente di Teologia sacramentaria alla Facoltà teologica dell'Italia centrale.

«Quando io dissi che ero il vescovo di Roma, alla mia destra c’era il vice-vescovo, spaventato … E ho detto: ‘Ci vado con lui, che mi insegna a fare il vescovo di Roma, no?'». Ha cominciato così il Papa il suo breve incontro con il clero romano, nella basilica di San Giovanni in Laterano, che a causa dell’imminente viaggio in Messico ha sostituito il tradizionale incontro «domande e risposte» che avviene nel primo giovedì di Quaresima.

«La tradizione vostra è una tradizione di perdono, di dare il perdono. Tra di voi ci sono tanti bravi confessori: è perché si sentono peccatori, come il nostro fra Cristoforo. Sanno che sono grandi peccatori, e davanti alla grandezza di Dio continuamente pregano: ‘Ascolta, Signore, e perdona’. E perché sanno pregare così, sanno perdonare». È il saluto e l’omaggio del Papa ai frati cappuccini di tutto il mondo, ai quali ha dedicato la Messa celebrata oggi nella basilica vaticana, accanto alle spoglie di San Pio da Pietrelcina e San Leopoldo Mandic.