Vita consacrata

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«I giovani sono naturalmente inquieti». Lo ha detto, a braccio, il Papa, nell’incontro con il clero (testo integrale) nel Centro eventi «La Macarena» di Medellín. «Inquietudine – ha denunciato Francesco subito dopo, sempre fuori testo – che molte volte viene distrutta dai sicari della droga». A clero e religiosi il papa ha parlato soprattutto di vocazioni.

La nostra regione ha un’offerta ricchissima di luoghi in cui viene proposto un soggiorno fatto di tranquillità, unito a momenti di preghiera e riflessione con le comunità religiose. Dalle rassegne di musica d’organo ai corsi biblici o liturgici, dai corsi di esercizi spirituali a quelli di fitoterapia, secondo l’antica esperienza dei benedettini: sono tante le proposte da santuari, eremi e monasteri toscani. Oltre alla consueta accoglienza nelle foresterie.

Una lunga conversazione, animata da domande e risposte, e protrattasi oltre il previsto programma. Incontrando nella cattedrale di San Lorenzo la Chiesa ligure, in tutte le sue espressioni poliedriche, Papa Francesco ha dato alcune pratiche indicazioni per proseguire con coraggio nell’annuncio del Vangelo, nonostante le difficoltà del mondo contemporaneo. Certo i problemi non sono pochi, ma è importante anche imparare dai propri errori per dare poi risposte che non siano riduttive, ma creative, anche pensando alla crisi delle vocazioni.

Nella cattedrale di Genova il Papa ha incontrato il clero, i seminaristi, i religiosi, i collaboratori laici della Curia e i rappresentanti delle altre confessioni. Anche qui ha parlato a braccio (discorso integrale), soffermandosi sulla figura del sacerdote. In apertura la preghiera per i copti uccisi ieri in Egitto.

Missionarie senza frontiere, evangelizzatrici gioiose, al servizio dei poveri. Così il Papa ha descritto le Piccole Suore Missionarie della Carità incontrate nella Sala del Concistoro. A loro il Pontefice ha chiesto di superare i rischi dell’autoreferenzialità e della rigidità autodifensiva, di essere invece dono in ogni contesto della vita, uscendo da se stesse, camminando e seminando la comunione col Padre. Al missionario – ha sottolineato Francesco – è richiesto di essere una persona audace e creativa, soprattutto in questo tempo pieno di contraddizioni che esige di ripensare obiettivi, strutture e metodi, abbandonando la logica del “si è fatto sempre così”, piuttosto avendo sull’altro uno sguardo...

“In mezzo a tanti profeti di distruzione e condanna, voi siate una forza positiva, siate luce e sale di questa società, siate il locomotore che traina il treno in avanti”. E’ la missione che Papa Francesco ha affidato ai sacerdoti, ai consacrati e ai seminaristi della Chiesa copto-cattolica, nell’ultima tappa del suo viaggio in Egitto. In 1500 lo hanno atteso nel campo sportivo del seminario maggiore patriarcale di San Leone Magno a Maadi, nella periferia sud del Cairo, dove la maggior parte di loro si è formata o si sta formando, cuore della Chiesa cattolica in Egitto.