Vocazioni

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Con un breve discorso a braccio Papa Francesco ha aperto oggi nell'Aula del Sinodo, in Vaticano, l'Assemblea generale dei vescovi italiani. «Ho pensato di condividere con voi tre mie preoccupazioni», ha annunciato Francesco: «Ma non per bastonarvi, per dare a voi la parola per rivolgermi tutte le domande, le ansie, le critiche. Non è peccato criticare il Papa, qui si può fare». L'Assemblea è proseguita a porte chiuse.

«In quell'uomo guarito c'è ognuno di noi - quell'uomo è la figura di noi: noi siamo tutti lì -, ci sono le nostre comunità: ciascuno può guarire dalle tante forme di infermità spirituale che ha - ambizione, pigrizia, orgoglio - se accetta di mettere con fiducia la propria esistenza nelle mani del Signore Risorto». Così il Papa, durante il Regina Coeli di ieri, al quale - secondo la Gendarmeria vaticana - hanno partecipato 30mila perone ha attualizzato l'episodio evangelico della guarigione dello storpio.

Il futuro delle vocazioni è possibile solo con preti ben formati e la formazione dipende in primo luogo dall’azione di Dio nella nostra vita e non dalle nostre attività. Così il Papa ai partecipanti al Convegno internazionale promosso dalla Congregazione per il Clero. La formazione ha aggiunto il Pontefice non si risolve in aggiornamenti culturali ma nell’affidamento a Dio che come un artigiano paziente e misericordioso plasma e lavora il vaso di creta. Ogni prete è chiamato però a collaborare con il Vasaio per adempiere alla missione della Chiesa di annunciare il Vangelo con passione. Tre i protagonisti della formazione sacerdotale descritti da Francesco...

State lontani dalla superficialità e dalla ricerca vana di onori, rifugiate gli interessi materiali e la brama di guadagno; alimentatevi, invece, con la preghiera per essere "messaggeri della fede, felici di portare Gesù in ogni strada, in ogni piazza, in ogni angolo della terra". È la raccomandazione che Papa Francesco ha rivolto ai sacerdoti, consacrati e consacrate e seminaristi incontrati nel centro "La Macarena", ultimo evento della giornata a Medellin. Anche in una società piena di contraddizioni come quella contemporanea, il Signore continua a chiamare per portare con entusiasmo la testimonianza del suo amore.

«I giovani sono naturalmente inquieti». Lo ha detto, a braccio, il Papa, nell’incontro con il clero (testo integrale) nel Centro eventi «La Macarena» di Medellín. «Inquietudine – ha denunciato Francesco subito dopo, sempre fuori testo – che molte volte viene distrutta dai sicari della droga». A clero e religiosi il papa ha parlato soprattutto di vocazioni.

Una nuova cultura vocazionale che sappia leggere con coraggio la realtà con le sue fatiche e le resistenze ma che sia capace anche di sognare in grande. E’ ciò che il Papa ha chiesto agli 800 partecipanti al Convegno promosso dall’Ufficio nazionale per la pastorale delle vocazioni della Cei, incontrati in Aula Paolo VI. Il Pontefice ha insistito su ciò che serve oggi per essere guide credibili ed entrare in sintonia coi giovani che vivono la vocazione: privilegiare la via dell’ascolto, ma soprattutto raccontare con gioia e verità la bellezza dell’essere innamorati di Dio, mantenendo fede a questo primo amore.

Bisogna riportare dentro le comunità cristiane una nuova «cultura vocazionale», sapendo raccontare la bellezza dell'essere innamorati di Dio. E’ l’appello del Papa nel discorso consegnato ai circa 800 partecipanti al Convegno Cei di pastorale vocazionale, ricevuti in udienza stamani in Aula Paolo VI.