Vocazioni

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La pastorale vocazionale, lungi dall’essere un “compito da relegare a un ufficio burocratico”, è anzitutto “un incontro con il Signore”, perché “quando accogliamo Cristo viviamo un incontro decisivo, che ci tira fuori dall’angustia del nostro piccolo mondo e ci fa diventare discepoli innamorati del Maestro”. Con queste parole Papa Francesco ha accolto i partecipanti al Convegno internazionale di pastorale vocazionale, mettendo poi a fuoco tre verbi specifici: uscire, vedere, chiamare. Oggi infatti c’è bisogno di “una Chiesa capace di allargare i propri confini, misurandoli non sulla ristrettezza dei calcoli umani o sulla paura di sbagliare, ma sulla misura larga del cuore misericordioso di Dio”.

«Gesù Cristo ci precede sempre; e quando noi arriviamo, Lui stava già aspettando. Lui è come il fiore del mandorlo: è quello che fiorisce per primo, e annuncia la primavera. (…) Solo chi è stato accarezzato dalla tenerezza della misericordia, conosce veramente il Signore». È il nucleo centrale delle parole di papa Francesco che Elia Carrai, Marco Galati, Vishal Machunkal e Pierre-Emmanuel Sékulic hanno scelto per il «santino» a ricordo della loro ordinazione diaconale, che come immagine riporta la vetrata del Padre misericordioso nella cattedrale statunitense di Charleston. Parole adeguate per una celebrazione avvenuta nell’ambito del Giubileo straordinario della misericordia, ma che al tempo stesso sono tra le più significative di questo pontificato, con quel riferimento a Gesù che «ci primerea» rimasto nella memoria di tutti e che per i quattro giovani all’ultima tappa del cammino verso il sacerdozio è certezza di vita.

Dialogo con l'abate di San Miniato al Monte: «Il carattere della nostra vita è l’esemplarità, pur tra tante povertà. Il monachesimo, in particolare, è nato in un periodo storico preciso, nel momento in cui terminava il martirio e dunque era più necessaria una testimonianza che non fosse di accomodamento». Quanto all'infedeltà degli uomini di Chiesa, «dobbiamo vincere la tentazione di dare giudizi e, con l’umiltà della preghiera, chiedere al Signore di preservarci».

I giovani che lasciano la Chiesa subito dopo la Comunione e la Cresima lo fanno «perché non sono interessati all’offerta che ricevono, perché non ricevono risposte alle questioni e agli interrogativi che li inquietano?»: questa la domanda che Papa Francesco ha rivolto ai vescovi portoghesi ricevuti oggi in visita ad limina, cercando poi delle risposte.