incidenti stradali

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In un solo fine settimana si è registrata una serie impressionante di incidenti stradali mortali per motivi diversi. Una vera e propria strage determinata da guida sotto l’effetto di droga e alcol, velocità e distrazione. Vittime, in gran parte, giovani e giovanissimi. Un fenomeno preoccupante, che ci deve far riflettere sul fatto che la difesa della vita si fa anche sulle strade, specialmente nel periodo estivo.

Si è svolto ieri mattina all'Istituto Brunelleschi di Firenze l'incontro sullo studio EDIT (Epidemilogia dei determinanti dall'infortunistica stradale in Toscana). Un appuntamento che, come ha detto la moderatrice Manuela Baiocchini, è ormai diventato un classico, essendo giunto alla quinta edizione. La ricerca nasce infatti nel 2005 dall'idea di ARS Toscana e, con cadenza triennale, è stata ripetuta anche nel 2008, nel 2011 e nel 2015.

Che rapporto c'è nella popolazione giovanile tra incidenti stradali e stili di vita? Domani a Firenze in un convegno vengono presentati i dati del Rapporto Edit (Epidemiologia dei determinanti dell'infortunistica stradale in Toscana), un'indagine su 6.800 studenti toscani delle superiori. Eccone un'anticipazione.

Il Grande raccordo anulare - Portonaccio, il raccordo di Marghera e quello di Reggio Calabria sono le strade più pericolose in Italia. Il dato emerge dallo studio «Localizzazione degli incidenti stradali 2017», realizzato dall'Aci, che analizza i 36.560 incidenti (1.228 mortali), 1.359 decessi e 58.967 feriti, avvenuti su circa 55.000 chilometri di strade del Belpaese. 

(Bruxelles) Una campagna video per «promuovere la responsabilità sulla strada allo scopo di ridurre il numero di incidenti nell'Ue»: l'iniziativa della Comece, Commissione degli episcopati della Comunità europea, giunge in occasione della  «Giornata europea senza morte sulla strada» (European Day Without A Road Death), celebrata ieri.

Il crollo di Genova è una tragedia umana, sociale, etica, ancor prima che tecnica. Il Paese (e ciascuno di noi) ha il dovere di interrogarsi seriamente sull’accaduto, sui fenomeni indotti, sulla disordinata e penosa reazione del mondo politico, quello a cui abbiamo delegato la nostra rappresentatività nel governare il «nostro» Paese.