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Congresso Cisl: card. Bagnasco: «Una calamità la disoccupazione tra i giovani»

La disoccupazione giovanile è «un'autentica calamità, che si trasforma in dramma esistenziale per molti e spinge altri a emigrare in cerca di un inserimento lavorativo». A ribadirlo è il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, intervenuto questo pomeriggio, a Roma, al XVII congresso della Cisl.

Parole chiave: sindacato (30), disoccupazione (31)

Il cardinale ha definito «allarmante «il dato per cui «quasi un giovane su tre nel nostro Paese non trova lavoro, o lo ha avuto solo per un tempo determinato, o lo trova senza alcuna tutela sociale o prospettiva previdenziale, o ha rinunciato perché avvilito». Un dato, questo, che «rivela l'impatto psicologico talora devastante della disoccupazione» e che fa arrivare, soprattutto ai più giovani, «il triste messaggio che di loro la società non ha bisogno». Invece, dovrebbe essere il contrario: «I giovani - ha ammonito il presidente della Cei - dovrebbero trovarsi davanti a un mondo del lavoro che li attende, che ha alte aspettative ed esige da loro una formazione adeguata, una capacità di usare le nuove tecnologie di cui possono esser più esperti, oltre all'entusiasmo di cui sanno essere portatori». Da parte loro, per il cardinale Bagnasco i giovani «dovranno dimostrare più spirito di sacrificio, adattabilità e intraprendenza, accettando di compiere i lavori che non sempre corrispondono in pieno alle loro aspettative e sapendo essi stessi immaginare nuove modalità e orme di impiego».

«C'è bisogno di un nuovo patto sociale, fondato su un rinnovato senso di solidarietà e di partecipazione, condiviso sia dagli imprenditori sia dai lavoratori», ha detto ancora nel suo intervento al Congresso della Cisl, il cardinale Angelo Bagnasco, riaffermando che «l'Italia della responsabilità ha bisogno del contributo di un sindacato nuovo, che sappia avanzare proposte concrete, disporsi al dialogo, essere aperto al confronto e disponibile alla collaborazione». «Questo non implica - ha precisato - l'accettazione acritica di ciò che non è negoziabile, in quanto tradisce valori da cui non è possibile prescindere nel costruire il vero bene dell'uomo». Significa, invece, «essere capaci di pensare e lavorare insieme, mettendo da parte interessi corporativi e particolarismo, nella consapevolezza che o ci si salva insieme o tutti si è destinati al declino». Poi un riferimento diretto al momento presente: «Ci auguriamo che l'accorato impegno di questi giorni rappresenti già, per noi e per i nostri concittadini, un segno di speranza nel futuro migliore che insieme vogliamo costruire». «L'attenzione al problema del lavoro - ha constatato il presidente della Cei - è al centro delle iniziative a cui il nostro esecutivo ha dato la priorità, come ieri lo stesso presidente del Consiglio ci ha assicurato. Pur comprendendo le difficoltà, siamo incoraggiati dall'impegno assunto».

Fonte: Sir
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