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Islam in Italia. Musulmani alleati non nemici nella lotta al terrorismo

Sono più di un milione e 600mila i musulmani regolarmente residenti in Italia. La foga omicida del terrorismo di matrice fondamentalista provoca nella comunità islamica nel nostro Paese preoccupazione per le ripercussioni sulla popolazione musulmana. L’Imam di Firenze Izzedine Elzir lancia un appello agli italiani perché «non cadano nella trappola dei terroristi». E don Cristiano Bettega della Cei ribadisce: «Non solo il dialogo è possibile ma è doveroso».

Percorsi: Francia - Islam - Terrorismo
Musulmani in preghiera (Foto Sir)

Un clima di tristezza pervade il mondo del dialogo. I toni si abbassano, le parole si pronunciano a fatica, gli sguardi sono abbassati. Si credeva forse che i processi di confronto tra culture e religioni diverse fossero ormai ben avviati. E invece gli attentati di Parigi hanno portato le lancette del dialogo indietro nel tempo. All’indomani del tragico attacco, esponenti del mondo islamico, cristiano e culturale italiano si sono dati appuntamento a Roma per parlare di Islam in Italia. La parola d’ordine che circola tra i corridoi del convegno è quella di non cedere alla trappola dei terroristi che è proprio quella di generare paure e divisioni.

Izzedine Elzir è l’Imam di Firenze, presidente dell’Unione delle Comunità islamiche in Italia (Ucoii). Racconta di aver ricevuto sul cellulare centinaia di messaggi di solidarietà. I terroristi sono entrati nei locali parigini gridando «Allah u Akbar». Un particolare che inevitabilmente avvalora nell’opinione pubblica la terribile equazione «Islam/terrorismo». «Da questi atti criminali – dice Elzir – noi siamo colpiti due volte. Intanto perché viene usato il nome della nostra fede, il nome del nostro Creatore e poi perché sono stati uccisi altri fratelli in umanità. Siamo tutti parte dell’unica famiglia umana. Noi sentiamo dolore. Esprimiamo solidarietà a tutto il popolo francese ma proviamo anche rabbia». L’imam rivolge agli italiani un appello perché «non cadano nella trappola dei terroristi. Il nostro dovere religioso civile e morale è quello di creare ponti. Anzi, è proprio nei momenti più difficili che dobbiamo lavorare per dimostrare che non hanno vinto questi criminali ma ha vinto la ragione della convivenza e del dialogo possibile».

«Non solo il dialogo è possibile ma è doveroso». Don Cristiano Bettega, direttore dell’Ufficio Cei per l’ecumenismo e il dialogo, è preoccupato. «Le reazioni di tanti oggi – dice – metteranno in dubbio la possibilità di dialogare e molti si chiederanno: ma a cosa serve il dialogo?». «Non abbiamo alternative – incalza il rappresentante cattolico – e più costruiamo muri, barriere e ghettizzazione, più ci mettiamo sulla difensiva, più generiamo un clima di violenza e di scontro». Quindi l’appello è a non cedere alla tentazione della «stigmatizzazione e del pregiudizio». Secondo il Dossier statistico «Immigrazione 2015» i musulmani regolarmente residente in Italia alla fine del 2014 sono più di un milione e 600mila.

In alcune Regioni come Emilia Romagna e Trentino Alto Adige, i musulmani sfiorano l’incidenza del 40% sulla popolazione straniera. «La questione è seria», dice Enzo Pace, professore di sociologia delle religioni all’Università di Padova, «perché queste azioni non solo sono efferate e colpiscono la vita civile» ma rivelano che c’è un problema grave non ancora risolto. È «la spaccatura profondissima nel mondo musulmano tra chi pensa che non ci sia altra alternativa alla lotta armata e i musulmani, quasi increduli, che non riescono a credere che qualcuno possa invocare il nome di Allah per uccidere in questo modo». Insomma, il professore è chiaro: «I musulmani autentici devono interrogarsi sul perché e come la loro religione sia arrivata ad essere usata o abusata in questo modo».

I problemi non risolti sono molti a partire dall’approccio «letteralista» del testo sacro, all’insegnamento dei versetti coranici, alla sovrapposizione tra religione e politica, alla mancanza assoluta di spazi di apertura e confronto.

Come si vince il terrorismo? Stefano Allievi, sociologo esperto di Islam in Europa, non ha dubbi. «Essendo un terrorismo islamico, lo possono vincere solo i musulmani. Noi possiamo dare una mano aiutando i musulmani che sono i nostri naturali alleati a combattere i loro e i nostri nemici». «L’Islam non solo non fa paura ma è profondamente impaurito da questi atti compiuti dall’altro Islam. Lo Stato laico e la stragrande maggioranza dei musulmani sono quindi alleati naturali nella battaglia contro il terrorismo».

Fonte: Sir
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