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Lavoro: Costalli (Mcl), urge una grande svolta culturale

«Le proiezioni del 2020 di tutti i principali indicatori in materia di occupazione e crescita vedono l'Italia, e più ancora il Mezzogiorno, in una posizione di ritardo e grave difficoltà rispetto al resto dell'Europa»: lo ha ricordato oggi, aprendo a Roma i lavori del congresso nazionale su «Il lavoro, primo fattore di ripresa», il presidente del Movimento cristiano lavoratori (Mcl), Carlo Costalli.

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«Le persone con un lavoro sono solo 22 milioni - ha proseguito - a fronte di una popolazione di poco superiore ai 60 milioni. Un così modesto tasso di occupazione regolare si traduce non solo in una bassa crescita del Pil, ma anche in un ridotto gettito fiscale». Appare così inevitabile che «tasse e aliquote contributive siano particolarmente elevate per i pochi che lavorano alimentando, di contro, illegalità diffusa e fughe in una economia sommersa sempre più florida». Dopo aver denunciato «il marcato differenziale geografico tra Nord e Sud d'Italia», Costalli ha notato che «crescono fenomeni oramai storici come il precariato, la sottoccupazione, la disoccupazione intellettuale». «La mancanza di efficienti servizi al lavoro e di validi percorsi formativi», ha aggiunto, creano «una cultura del lavoro improntata alla strenua difesa del posto di lavoro, più che dei livelli occupazionali».

Riferendosi alle riforme annunciate dal Governo, alcune al via proprio in questi giorni, Costalli ha affermato che «è estremamente importante che questo processo riformatore si sia messo nuovamente in moto, a iniziare dal tanto atteso Jobs Act: accanto a un ‘Titolo' aspettiamo di capire meglio i concetti. Lo seguiremo con grande attenzione, anche con proposte concrete». «È giunto il momento di scelte coraggiose - ha poi aggiunto - giusto semplificare le assunzioni a tempo determinato, utili nel breve periodo per riattivare il mercato del lavoro, e giusto semplificare l'apprendistato». Ha anche valutato come «molto positiva la scelta di tagliare le tasse sul lavoro dipendente, non dimenticando però i pensionati più poveri. Ma il grosso delle scelte delle semplificazioni del mercato del lavoro, di cui si sa ancora poco, è rimandato a una legge delega che dovrà subire tutte le complicazioni, i tempi del Parlamento - ha notato - di solito due o tre anni». Dopo aver ricordato la validità dei principi contenuti nella dottrina sociale della Chiesa sul lavoro, «a cui costantemente Mcl si rifà nella sua azione», Costalli ha poi rimarcato l'esigenza di «una grande svolta culturale» sui temi del lavoro, in vista dell'occupazione dei giovani, per nuove forme di rapporto scuola-lavoro e nuove impostazioni dell'azione sindacale.

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