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Misericordie, «La crisi sta cambiando il nostro ruolo»

Tutti i responsabili delle Confraternite d’Italia si sono incontrati a Roma dal 7 al 9 febbraio. Il presidente della Confederazione nazionale Roberto Trucchi: non ci dobbiamo appiattire sulle problematiche tecniche o sulle diatribe quotidiane. Per riscoprire le proprie radici presentato il progetto «Alzaia».

Misericordie, «La crisi sta cambiando il nostro ruolo»

Aumentano le persone che chiedono aiuto alle Misericordie per far fronte a difficoltà economiche e sociali. «Magari bussano alla nostra porta e ci chiedono aiuto per pagare una bolletta. Oppure hanno solo bisogno di essere ascoltate. Il nostro ruolo sta cambiando: se in passato l’opera era più mirata al settore sanitario, oggi, con la crisi, c’è stato un forte aumento di coloro che ci chiedono assistenza sociale». È quanto afferma il presidente nazionale delle Misericordie Roberto Trucchi – anche governatore della Confraternita di Albinia – in occasione degli Stati generali della Confederazione che si sono svolti a Roma dal 7 al 9 febbraio. Qui si sono dati appuntamento i referenti operativi del più antico movimento di volontariato nato nel mondo (proprio quest’anno compie 770 anni), che nel nostro Paese conta circa 800 sedi e 800 mila confratelli, un quarto dei quali concretamente attivo in opere di volontariato in svariati settori, dall’emergenza medica nell’ambito del 118 ai trasporti socio-sanitari, dalla donazione di sangue ed organi alle onoranze funebri, dalla protezione civile alle missioni internazionali, ai servizi sociali e di assistenza per disabili, anziani e portatori di handicap. Sono «diversi», spiega Trucchi, i modi in cui i volontari aiutano «concretamente» chi ha bisogno: «Cerchiamo di creare reti con il servizio sociale, la Caritas, le parrocchie. Anche le Misericordie hanno le loro forze economiche per aiutare fin dove si può. Ma la crisi ha colpito anche noi».

«Abbiamo pensato gli Stati Generali – dice il presidente – come occasione di confronto tra i quadri dirigenti nazionali, regionali e locali, per condividere insieme le linee di indirizzo ed i percorsi di metodo su cui sviluppare l’azione comune nei prossimi anni; linee e percorsi che impegneranno poi nel servizio alle Misericordie secondo le rispettive competenze. È stato un appuntamento molto partecipato, importante e strategico per il nostro Movimento: stiamo vivendo una fase nuova e positiva di cambiamenti e di crescita complessiva del Movimento, con sfide spesso delicate, ma anche con grandi opportunità. Credo sia importante individuare insieme le direttrici su cui condurre e guidare le nostre Associate».

L’obiettivo per il futuro, continua Trucchi, «è continuare a esserci. Essere in prima linea non è semplice. La nostra sfida è continuare a fare quello che facciamo con rinnovato impegno. I nostri giovani volontari alle volte aiutano noi, perché hanno difficoltà a trovare lavoro, e questo non è positivo. I pensionati non possono collaborare con noi perché devono aiutare le loro famiglie. Anche se non abbiamo avuto problemi di numeri, dobbiamo continuare a coltivare la nostra missione per far fronte al futuro».

«Le Misericordie – spiega il presidente –, intanto, hanno bisogno di volare un po’ più alto, di non appiattirsi su quelle che sono le problematiche tecniche o su quelle che possono essere le piccole diatribe quotidiane. Dobbiamo riprendere il nostro cammino riscoprendo i valori e i principi che hanno portato le Misericordie a essere dopo quasi 800 anni un centro propulsore della vita sociale». Quindi, secondo il presidente, oggi «non è sufficiente la buona volontà» ma è importante anche «essere dei professionisti» purché questo «professionismo non superi l’allungare la mano verso il prossimo». Su come è possibile recuperare e rilanciare tutto questo, Trucchi indica un progetto che è stato presentato agli Stati Generali. «“Alzaia” è un progetto, un laboratorio stabile delle Misericordie. Le direttrici su cui ci muoveremo saranno quattro e le abbiamo coniugate in quattro verbi: essere, fare, raccontare, sviluppare. In primo luogo essere, nel senso che andiamo a riscoprire chi siamo, quindi una cultura dell’identità. Il fare riguarda il cosa e il come cercheremo di muoverci. Il raccontare perché è importante che tra Misericordie ci raccontiamo le esperienze, impariamo a comunicare chi siamo e cosa facciamo. Infine, c’è lo sviluppare, cioè l’innovare cercando di costruire servizi, strutture, nuove azioni e reti, è aprire relazioni». (S.P.)

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