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«Questa tragedia ha unito gli srilankesi in Toscana»

di Sara D’OrianoDon Philip Antony Perera, prete dello Sri Lanka da soli due mesi a Firenze, è l’assistente della comunità cattolica cingalese presente in città, la più consistente della Toscana. Ci ha raccontato, nonostante le normali difficoltà dovute alla lingua e con l’emozione di chi è stato colpito direttamente dalla recente tragedia del sud-est asiatico, come vengono vissuti questi giorni dai membri della sua comunità. Don Philip, partiamo dalla Messa che il primo gennaio il cardinale Ennio Antonelli ha celebrato con la comunità sri-lankese, celebrazione con cui la diocesi di Firenze ha voluto manifestare la sua vicinanza alle vittime del maremoto. «È stata una celebrazione molto sentita, che ha visto una grande partecipazione dei membri della comunità cattolica sri-lankese. Il cardinale ha manifestato un affetto paterno e una grande comprensione per la nostra difficile situazione. Si è fermato a lungo per chiedere ai presenti notizie delle loro famiglie e delle loro città. Ha sottolineato inoltre l’importanza di partecipare inviando aiuti sottoforma di soldi e medicine, in questo momento fondamentali».

Qual è la situazione per la comunità sri-lankese di Firenze? Le loro famiglie d’origine hanno subito particolari danni?

«Non tutti i membri della comunità hanno avuto problemi, i danni più gravi sono stati tra coloro che hanno parenti lungo le coste. Molti sono feriti o hanno perso le loro case, ma fortunatamente al momento non abbiamo avuto notizie di decessi tra i nostri parenti. Alcune di noi sono già partiti per lo Sri-lanka per valutare la situazione e per comprendere cosa è necessario fare e, soprattutto, cosa noi possiamo fare da qui. Adesso li stiamo aspettando. Coloro che sono rimasti qui in Italia si sono mobilitati per raccogliere aiuti e denaro da inviare. Come sacerdote, posso dire anche che la preghiera ci sta riunendo molto in questo momento».

Com’è il clima per gli sri-lankesi che sono rimasti qui in Italia?

«Non dimentichiamo che la comunità sri-lankese non si limita ai soli cattolici di cui io sono responsabile. C’è inoltre una comunità di sri-lankesi buddisti e anche una parte di Tamil, presenti a Firenze, con cui stiamo condividendo il dolore per la tragedia che ci ha colpito. Si respira un’aria di preoccupazione e di attesa com’è naturale, ma c’è una forte compartecipazione interreligiosa. Ci troviamo insieme e preghiamo, ci aiutiamo reciprocamente. Non esistono più cingalesi e tamil (le due etnie tra cui è in atto una guerra civile in Sri-lanka), non ci sono più né cattolici né buddisti, ne indù. Ci sentiamo tutti sri-lankesi e come un popolo unico, soffriamo insieme e piangiamo insieme i nostri morti».

Quali sono le necessità più urgenti al momento attuale in Sri-lanka?

«Sicuramente, per quanto ne sappiamo, la necessità più urgente è quella di ricostruire le abitazioni che non ci sono più, ma anche i bambini che sono rimasti da soli sono un’urgenza non trascurabile. Dal punto di vista sanitario, la necessità primaria è quella di inviare medicine, perché in assenza di acqua potabile molti si stanno ammalando e in questo senso la comunità di Firenze è molto attiva. È in atto anche una raccolta di denaro con la preziosa collaborazione delle parrocchie, della Caritas e del Comune di Firenze».

Come possiamo aiutare la vostra comunità al momento attuale?

«Bisogna aiutare tutti, non i cingalesi o i tamil, ma gli sri-lankesi nella loro totalità. Perché tutti abbiamo bisogno d’aiuto. Molti italiani ci stanno aiutando. Tutti coloro che volessero aiutarci attraverso donazioni in denaro, possono contattarmi direttamente telefonando allo 055.222233».

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