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Consigliato a scuola, proibito in Parlamento

Ancora una lettera sulle vicende del liceo romano «Giulio Cesare» dove è stato consigliato di leggere a studenti di 14-15 anni il libro di Melania Mazzucco «Sei come sei». Quello stesso libro che non è citabile in un'interrogazione parlamentare...

Trovo veramente singolare la circostanza che sia stata difesa dal Ministro dell’istruzione, quasi come fosse qualcosa di pedagogicamente utile, la lettura in una classe liceale del passaggio di un libro che, con dovizia di particolari si intrattiene su un rapporto orale omosessuale. Premessa la circostanza, a mio avviso è disdicevole il fatto che un Ministro della Repubblica si dichiari favorevole ad un’apertura di credito al più sfrenato libertinismo, quasi fosse un indirizzo pedagogico da illustrare. Vorrei far rilevare che, per contro, il medesimo passaggio «sub iudice» è stato ritenuto sconveniente per la dignità del Senato della Repubblica e i senatori Giovanardi e Sacconi sono stati invitati a rivedere il testo di una loro interrogazione, per poterla rendere leggibile e sottoponibile a risposta.

Personalmente ritengo che abbia ragione lo zelo dei funzionari di Palazzo Madama, piuttosto che il lassismo del Ministro; occorre un cambio di indirizzo radicale, perché non è accettabile che si avalli una deriva eticamente relativista all’interno della scuola pubblica.

Il nostro auspicio sarebbe quello di veder prevalere in seno al Governo le posizioni dei cattolici sensibili al rispetto dei dettami della Chiesa, piuttosto che di quelli del cattolicesimo adulto di stampo anarcoide che teorizza l’estraneità dell’etica all’impegno pubblico.

Daniele Bagnai
Firenze

Sulla lettura in una classe di ginnasio del «Giulio Cesare» di Roma del libro di Melania Mazzucco «Sei come sei», abbiamo già pubblicato due lettere sul n. 18 dell’11 maggio, corredate da una risposta del nostro direttore Andrea Fagioli. Sulla vicenda in sé non c’è niente da aggiungere. Restiamo convinti che sia un errore far leggere a dei 14-15enni (ma ci risulta sia stato fatto anche in classi delle medie) un romanzo che descrive con tanta crudezza e volgarità un rapporto sessuale orale fra due adolescenti (e non c’entra nulla che si tratti di due maschi). Questo – naturalmente – a prescindere dal valore letterario del romanzo della Mazzucco, sul quale ci sono pareri molto contrastanti.

Se vi ritorniamo sopra, pubblicando la lettera dell’amico Bagnai, è per segnalare quanta ipocrisia vi possa essere nella nostra società. Ciò che è consigliato per la lettura di ragazzi di 15 anni, non è citabile a Palazzo Madama. Il presidente del Senato, Piero Grasso, ha chiesto infatti ufficialmente a Carlo Giovanardi di emendare dal testo della sua interrogazione quel brano della Mazzucco, ritenuto «sconveniente» per la dignità del Parlamento e per le orecchie degli onorevoli (in base all’art. 146 del regolamento). Stessa cosa si è verificata poi anche alla Camera.

E c’è di più. La stessa ministra dell’istruzione, Stefania Giannini, che pure aveva difeso dalle colonne di «Repubblica» le scelte del liceo romano (ritenendo «assolutamente corretto» il modo di agire degli insegnanti) ha considerato «sconveniente» citare quei brani nel corso di una trasmissione radiofonica di Radio 2 («Un giorno da pecora»). «Se lo leggessi ad alta voce – ha risposto la ministro ai conduttori – farei una spettacolarizzazione. E certamente non lo leggerei in classe a ragazzi di 15 anni». Gli insegnanti del «Giulio Cesare», ha spiegato ancora Stefania Giannini per giustificare il suo assenso, «non l’hanno letto agli studenti, bensì faceva parte di un percorso corretto di approfondimento su tanti temi che riguardano la diversità: come l’omofobia, il rapporto con l’altro, il femminicidio. Ogni istituto ha una sua autonomia didattica, ma questo era un percorso scelto dai docenti e voluto dagli alunni. Questi temi però sono ancora affrontati con molte “pruderie”, quindi senza un atteggiamento aperto e rispettoso verso tutte le sensibilità». Peccato che i genitori di quei 14-15enni non fossero stati coinvolti in un «percorso» così impegnativo.

Claudio Turrini

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