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Il mese terribile della sanità toscana mette in crisi un sistema portato a esempio

L'«agosto terribile» della sanità toscana. All’ospedale di Grosseto una trasfusione effettuata ad un paziente che non ne aveva bisogno. Al nosocomio di Orbetello la diagnosi non corretta di una giovane di 17 anni. A Pietrasanta il soccorso ad un infartuato da parte del 118 ma senza il defibrillatore a bordo. Tre errori. Tre morti ingiustificabili.

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Il mese terribile della sanità toscana mette in crisi un sistema portato a esempio

Cifre impietose con effetti drammatici sulle persone per un sistema spesso portato a modello.  E poi anche il «declassamento» da parte del Ministero della Salute: Toscana fuori dall’«Olimpo» delle Regioni «benchmark» per costi e servizi del sistema sanitario. Nella rosa delle cinque Regioni tra cui verranno individuate le tre i cui standard saranno modello per tutti i sistemi regionali ci sono l’Umbria, l’Emilia-Romagna, le Marche, la Lombardia e il Veneto.

La domanda è: cosa è successo per arrivare a questo punto? L’assessore regionale Luigi Marroni ammette che è un periodo «molto difficile per il sistema sanitario, gli operatori, i cittadini. Ma dobbiamo reagire, perché la nostra è una buona sanità. E rinnovare, perché solo chi rinnova continuamente corregge gli errori e migliora». Marroni sottolinea anche che i «numeri» della Toscana sono in linea con quelli delle altre regioni italiane ed europee.

Forse è vero. Forse siamo nella media. Ma non è sufficiente. In ospedale si va per essere curati. E guariti, se possibile. Certo, questo avviene quotidianamente per la maggior parte delle persone. Ma eventi come quelli di Grosseto, Orbetello e Massa non sono isolati. Si aggiungono a una lunga serie di errori: dal 2011 al 2012 si contano 7 decessi al mese all’origine di richieste danni da parte dei parenti dei pazienti.

È allora reale il cedimento di un sistema che dovrebbe infondere fiducia nei cittadini. Cedimento che va di pari passo con molte questioni aperte. La prima di tutte il nuovo Piano sanitario regionale, ancora chiuso nei cassetti della Giunta.  In secondo luogo i bilanci delle Asl, con il «buco» di 420 milioni dell’azienda sanitaria di Massa che non può non avere effetti negativi su tutto il sistema. Poi la riduzione delle centrali del 118 – ipotesi: da 12 (una per ogni Asl) a tre (secondo le aree vaste) – sul tavolo dell’assessore proprio in questi giorni. Il futuro delle Società della salute (un esperimento in larga parte fallito) e dei piccoli ospedali. Infine, l’eterno problema delle liste di attesa – spesso troppo lunghe – che spingono i pazienti a rivolgersi agli istituti privati (chi se lo può permettere) con un danno per il sistema pubblico a causa del mancato introito del ticket.

E a farne le spese chi sono? I cittadini toscani sempre più sfiduciati. Tra questi ci sono anche gli operatori della sanità, in questo momento sotto i riflettori. È di nuovo l’ora, quindi, di invertire la tendenza. Prima che sia troppo tardi.

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