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La Dottrina sociale di Papa Francesco

Una gran parte degli interventi di Papa Francesco – encicliche, omelie, discorsi in occasione di viaggi, interviste… – è caratterizzata da una forte presenza di temi legati all’economia, con giudizi molto severi su diversi aspetti della situazione – povertà, disuguaglianza, consumismo, degrado ambientale – e con precise individuazioni di cause.

Il discorso di Papa Francesco ai movimenti popolari, incontrati in Bolivia (foto Sir)

Il sistema economico prevalente a livello globale è stato criticato, i meccanismi di mercato e la fiducia nei loro aggiustamenti automatici sono stati messi in questione senza mezzi termini.

Questi giudizi – anche per la forza con cui sono stati pronunciati – hanno suscitato reazioni, anche vivaci, di vario segno: molto positive, fino all’entusiasmo, da parte di chi vi ha visto una conferma, tanto autorevole quanto (almeno inizialmente) inattesa, alle critiche al capitalismo o almeno alla sua versione iperliberista; caute, se non esplicitamente critiche da parte di chi vi ha letto una incomprensione per i meriti del mercato, della globalizzazione e della stessa finanza. Critiche di questo tipo sono state manifestate anche da parte di cattolici; in alcuni casi si sono cercate interpretazioni meno radicali di questi interventi, ricollocandoli all’interno della lettura più tradizionale della dottrina sociale.

Ma lo stile di Francesco, il suo parlare in modo esplicito e comprensibile anche per i non esperti lascia pochi dubbi sul senso delle posizioni espresse e sul fatto che mettano in crisi quegli accomodamenti che molti, anche tra i cattolici, hanno trovato per non sentirsi troppo a disagio nell’avere a che fare con i tanti aspetti discutibili dell’attuale funzionamento dell’economia. E poiché questa situazione riguarda tutti, anche se in vesti diverse (imprenditori, lavoratori, consumatori, risparmiatori, eletti ed elettori, economisti), per tutti i cattolici – e anche per quei tanti non cattolici che apprezzano Papa Francesco e i suoi messaggi – si pone il problema di fare i conti con quel disagio che il Papa vuole mettere nel loro animo perché si diano da fare a migliorare il mondo e le questioni economiche in particolare.

Il principale fondamento di questi interventi del Papa mi sembra risieda nella convinzione che l’umanità si trova in una condizione drammatica, della quale non è ancora diffusa una sufficiente consapevolezza e che invece richiederebbe urgenti e radicali modifiche, sia per rimuovere l’ingiustizia che la caratterizza sia per evitare che venga messa a rischio la vita stessa degli uomini sul pianeta.

Della situazione e delle tendenze in atto Papa Francesco condanna in primo luogo la forte disuguaglianza nelle condizioni di vita. A fronte di una quota relativamente piccola di persone che stanno bene, il numero di quanti sono molto al di sotto di un livello decente di vita è intollerabilmente alto. Inoltre, mentre si è ridotta la differenza dei livelli medi di reddito delle diverse aree del pianeta, continua invece ad aumentare la disuguaglianza all’interno della maggior parte dei Paesi. Nuove povertà si manifestano anche in Paesi sviluppati, dove il fenomeno è aggravato dalla vicinanza e dal confronto con situazioni di ricchezza e di consumi dispendiosi. Ne emerge anche un problema di responsabilità e di colpa, che il Papa ha sottolineato creando un termine nuovo, inequità, molto efficace a dare il senso di una disuguaglianza fortemente colpevole. Né meno grave è la inequità tra generazioni diverse, messa in evidenza nell’enciclica Laudato si’ come effetto di un consumo attuale di risorse che limita le possibilità di vita dei nostri nipoti.

Francesco ha affrontato anche il problema degli effetti che la disuguaglianza produce sul funzionamento del sistema economico, rifiutando le tesi della «ricaduta favorevole» (il maggior reddito dei più ricchi produce effetti positivi trascinando in alto i redditi di tutti). Il Papa non accetta che il solo meccanismo di mercato, affidato a comportamenti orientati al profitto e all’utilità individuale, possa portare a risultati accettabili e invoca ripetutamente l’intervento pubblico. Il ruolo fondamentale che il Papa attribuisce alla politica si coniuga con l’insistenza con cui Francesco condanna la corruzione: oltre ad essere un comportamento tanto moralmente negativo quanto purtroppo largamente diffuso, la corruzione costituisce infatti una delle principali obiezioni all’intervento pubblico nell’economia.

Si può dire che Francesco stia modificando radicalmente la tradizionale dottrina sociale della Chiesa? Mi sentirei di negarlo, quanto meno per quanto riguarda i principi generali su cui tale dottrina si basa, primo fra tutti il rispetto per la dignità e la libertà di ogni persona. Vi sono accentuazioni forti di alcuni aspetti, già presenti nella Dottrina, come la condanna dell’iperliberismo, la necessità di un controllo politico dell’economia, la condanna verso l’eccessivo potere assunto dalla finanza. Viene affermata, mi pare, anche una maggiore libertà di proposte lasciata ai cattolici per affrontare, nelle diverse situazioni, i gravissimi problemi della contemporaneità, e corrispondentemente una minore preoccupazioni che queste proposte si avvicinino troppo a concezioni un tempo molto vivacemente contestate dalla Chiesa, come il marxismo, il comunismo, il socialismo.

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