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Patronati, un taglio dannoso e incoerente

Scartiamo subito l’ipotesi, che comunque è balenata, secondo la quale il taglio da 150 milioni di euro ai patronati previsto dal governo nella legge di stabilità potrebbe essere una sorta di rivalsa (punizione?) nei confronti delle organizzazione sindacali.

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Patronati, un taglio dannoso e incoerente

Scartiamolo per più motivi: perché i tagli riguardano diversi soggetti, ad iniziare dalle regioni e dai comuni, perché i patronati non sono emanazione solo dei sindacati ma di un gran numero di associazioni sociali e di categoria, perché, infine, la logica della rivalsa sarebbe controproducente per chi la compie e, comunque, un governo non fa rivalse...

L’impressione è un’altra e cioè che ci sia stata una sottovalutazione del ruolo dei patronati e il prevalere delle logiche di cassa. Il governo ha stabilito preventivamente da dove attingere una serie di risorse necessarie per far fronte ai nuovi, consistenti impegni che ha preso soprattutto in tema di lavoro. Ma non sempre queste scelte si sono dimostrate meditate e appropriate. Non a caso si è assistito prima ad un taglio delle risorse per il fondo destinato alle non autosufficienze, compresi i malati di Sla, subito rientrato dopo le loro proteste.

La sforbiciata ai patronati, termine assai soft usato da molti giornali, è in realtà qualcosa di molto di più. E al di là della consistenza, comunque notevole, sembra frutto di una visione sbagliata di quei soggetti che contribuiscono a tenere in piedi un minimo di rete di solidarietà e di servizi sociali.

Può darsi che alcuni patronati non si siano rinnovati e adeguati completamente a bisogni nuovi, superando anche una sorta di visione «assistenziale», retaggio del passato, può anche darsi che ce ne siano troppi e non tutti all’altezza della situazione, ma questo è un altro discorso. Piuttosto si cerchi, da parte del ministero competente di stimolarli a migliorarsi e anche a cercare spazi nuovi di azione. Esattamente il contrario di quello che si può ottenere tagliando le risorse. C’è un’alternativa a livello pubblico e comunque gratuita rispetto ai servizi che assicurano i patronati? Assolutamente no. Può l’Inps farsi carico almeno di una parte di questi servizi? Meglio cambiare discorso.

Il premier e il governo dichiarano di essere impegnati ad estendere e riqualificare gli strumenti di tutela e sostegno per quanti perdono il lavoro. Intenti importati e necessari. Senza dimenticare però i tanti cittadini, soprattutto pensionati ma non solo, che trovano nei patronati una risposta, per di più non burocratica, alle loro necessità.

Davvero non c’è alternativa a un taglio che sembra davvero dannoso e incoerente?

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