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30 anni fa lo scandalo metanolo: più qualità e primato export per vigneti toscani. Ma il consumo scende ancora

Dalla scandalo del metanolo ad oggi i consumi di vino degli italiani si sono praticamente dimezzati passando dai 68 litri per persona all’anno del 1986 agli attuali 37 litri che rappresentano il minimo storico dall’Unità d’Italia nel 1861.

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30 anni fa lo scandalo metanolo: più qualità e primato export per vigneti toscani. Ma il consumo scende ancora

Solo negli ultimi cinque anni, in Toscana, i consumi di vino sono crollati dell’11,8%. E’ quanto affermano la Coldiretti e la Fondazione Symbola sulla base del Dossier “Accadde domani. A 30 anni dal metanolo il vino e il made in Italy verso la qualità”.

Il risultato è che la quantità di vino Made in Italyconsumato all’interno dei confini nazionali è risultata addirittura inferiore a quella nel resto del mondo. In Italia si beve meno, ma si beve meglio con il vino che si è affermato nel tempo come l'espressione di uno stile di vita “lento” attento all'equilibrio psico-fisico che aiuta a stare bene con se stessi in alternativa agli eccessi.

La Toscana, nello scacchiere nazionale, è la sesta regione produttrice di vino con il 57% della produzione a denominazione di origine controllata, con ben 42 etichette, 6 DOCG e 36 DOC. Negi ultimi sei mesi l’export di vini toscani è cresciuto del 21% rispetto all’anno prima sfiorando i 650milioni di euro.

“Lo scandalo metanolo – spiega Tulio Marcelli, Presidente Coldiretti - è ormai un capitolo archiviato: oggi una bottiglia su cinque venduta nel mondo è italiana e i nostri vini si sono riabilitati nei confronti del consumatore. La sfida, per tutti noi, è quella di rafforzare e difendere le posizioni acquisite combattendo la concorrenza sleale dei produttori internazionali”.

A preoccupare Coldiretti sono “anche i tentativi – spiega Antonio De Concilio, Direttore Coldiretti Toscana - di minare la distintività delle produzioni, come dimostra la recente discussione comunitaria sulla liberalizzazione dei nomi dei vitigni fuori dai luoghi di produzione. Per fortuna, quel tentativo di scippo, è stato al momento sventato”. Altra battaglia senza quartiere sarà quella della “semplificazione nel percorso dalla vigna alla bottiglia. La burocrazia è uno dei punti deboli del nostro paese e nei confronti del quale è indispensabile intervenire per mantenere leadership agroalimentare”.

Il 73% dei consumatori di vino lo bevono in casa, prevalentemente durante i pasti, apprezzando in otto casi su dieci più il vino rosso rispetto al bianco o alle bollicine che invece sono preferiti da chi lo consuma fuori casa per il 62%, secondo una recente indagine dell’Osservatorio vino dalla quale emerge che cresceranno di oltre l'8% i consumi di vino al ristorante nei prossimi due anni, per lo più al bicchiere, dove avranno la meglio le etichette locali o regionali per il 94,5% dei consumatori.

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