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Banche di credito cooperativo, lo «strappo» di ChiantiBanca

È la più grande Bcc in Toscana e la terza in Italia e ha deciso di trasformarsi in una società per azioni. Il direttore generale, Andrea Bianchi, ci spiega i motivi di una scelta che fa molto discutere all’interno del movimento cooperativo: «La vera scelta di continuità è restare noi cooperativa e controllare noi la nostra spa bancaria scorporata». La replica di Roberto Frosini, direttore generale della Federazione toscana Bcc.

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Banche di Credito cooperativo
Andrea Bianchi, direttore denerale di ChiantiBanca

ChiantiBanca, prima Banca di credito cooperativo in Toscana e terza in Italia per raccolta (3 miliardi di euro) e filiali ha chiesto alla Banca d’Italia il «way out», consentito dalla legge di riforma del credito cooperativo, entro 60 giorni dalla sua entrata in vigore, a quanti hanno un patrimonio superiore a 200 milioni di euro. Ovvero ha chiesto di non entrare in quel nuovo gruppo bancario a livello nazionale, nato con la riforma, e che dovrebbe mettere a sicuro l’intero sistema delle Bcc, che in questo modo potranno mantenere piccole o medie dimensioni e la licenza a «fare banca». Una volta arrivata l’autorizzazione della autorità monetarie e l’approvazione dell’assemblea straordinaria dei soci, ChiantiBanca si trasformerà in una società per azioni. Ma non sarà un «tradimento» di cento anni di storia, garantisce il Direttore generale Andrea Bianchi (nella foto), 52 anni, da oltre trent’anni nel Credito cooperativo. Incarico che ricopre dal 2011, quando – anche grazie a lui – nacque la nuova Bcc, frutto della fusione tra Banca del Chianti Fiorentino e Bcc di Monteriggioni. Su questo delicato passaggio, che non è solo economico e finanziario, ma tocca anche i principi alla base del movimento cooperativistico in ambito bancario (le «casse rurali»), nato dall’operosità di tanti cattolici alla fine dell’Ottocento, Andrea Bianchi ha accettato di rispondere anche a domande imbarazzanti. Proviamoci.

Nel momento in cui per il credito cooperativo italiano viene stabilito per legge un sistema di controlli sotto la vigilanza diretta della Bce e, in particolare, un sistema di garanzie in solido tra le stesse Bcc e il Gruppo bancario, ChiantiBanca assume l’iniziativa per non aderire al Gruppo. Avete tenuto conto del rischio di perdere la fiducia di una fascia di risparmiatori?

«La fiducia dei soci e dei clienti nella propria banca è sempre stata molto forte e lo è anche adesso. Crescono continuamente di numero, incrementano in modo significativo i depositi e aumentano anche le richieste di sottoscrizione di azioni, nonostante il momento di generale incertezza. La piena trasparenza nelle decisioni aziendali vi ha contribuito, insieme ai risultati reddituali costantemente positivi anche in tutti questi lunghi anni di crisi economica. Il patrimonio, che cresce in ogni esercizio ed è solido anche dopo le incorporazioni di Bcc Pistoia e di Bcc Area pratese, il dividendo distribuito sempre in misura apprezzabile e il forte e cospicuo sostegno ai territori attraverso la nostra Fondazione e la nostra ChiantiMutua ne spiegano abbondantemente le ragioni».

Avete informato i soci?

«Anche per decidere che cosa fare di fronte alla riforma delle Bcc sottoporremo all’Assemblea dei soci tutte le informazioni disponibili ed elaborate a quel momento. Il Consiglio di amministrazione farà proposte chiare e motivate e anche questa sarà un’occasione di rafforzamento ulteriore del rapporto di fiducia esistente. La nostra è una banca dove depositare i propri risparmi con la massima tranquillità ma anche dove investire, per ricevere una serie di facilitazioni e provvidenze molto vantaggiose. Pensiamo anzi che ChiantiBanca possa rappresentare un modello di finanza al servizio delle persone e delle comunità in tutta la Toscana».

Lo scorporo dell’attività bancaria dalla cooperativa tramite conferimento dell’esercizio del credito ad una spa cancella di fatto un secolo di storia costruita su ideali di democrazia, socialità e solidarietà. Si passa da una società cooperativa bancaria con fini mutualistici a una società bancaria capitalistica come è una spa...

«È proprio il contrario. La vera scelta di continuità è restare noi cooperativa e controllare noi la nostra spa bancaria scorporata. La banca rimane dei soci della cooperativa, con il cervello e il cuore in Toscana, e continua nella sua missione. Proprio perché non vogliamo veder cancellati i nostri cento anni di storia mutualistica confluendo dentro un gruppo nazionale, del quale ancora non disponiamo né di piani industriali né di assetti organizzativi e di governo, presentiamo ai soci il progetto di rimanere autonomi e guidati da una cooperativa. La cooperativa controllerà con assoluta maggioranza la spa bancaria, dirigendone e coordinandone l’attività, mantenendo e sviluppando i valori mutualistici con tutte le prerogative tipiche del nostro mondo cooperativo di appartenenza e riferimento da sempre. Tra l’altro non escludiamo il mantenimento della nostra associazione alla Confcooperative».

Non le sembra che in tal modo venga penalizzata la centralità del socio che non potrà più partecipare direttamente alla scelta delle strategie di sviluppo e nemmeno nominare direttamente gli amministratori della banca?

«Anche in questo caso, è vero proprio il contrario! Mi chiedo piuttosto che centralità potrà avere un socio all’interno di un gruppo nazionale che sarà guidato da una SpA capogruppo ubicata assai lontano dalla Toscana, volta a logiche che molto probabilmente non sono le nostre. Lo ripeto: ChiantiBanca vuol mantenere il suo cervello, il suo cuore e le sue gambe in Toscana con i suoi soci che ne sono i protagonisti».

I soci della Bcc, soprattutto i soci storici che hanno vissuto con passione la banca cooperativa, cosa ne pensano? E le altre Bcc? Lei sa che alcune Bcc ricordano, o rinfacciano, i vantaggi conseguiti da ChiantiBanca in questi ultimi anni per l’incorporazione di consorelle?

«I nostri soci hanno molta fiducia nel Consiglio di amministrazione che hanno appena rinnovato. Le consorelle Bcc toscane invece sanno bene che ChiantiBanca con generosità ha effettuato i salvataggi delle crisi più pesanti e complicate che il sistema cooperativo abbia prodotto in Toscana. Ricordo che il Credito cooperativo fiorentino era stato posto in liquidazione e noi siamo subentrati nelle attività e negli impieghi in una banca che aveva patrimonio zero: anzi, ChiantiBanca ha dovuto immettere 25 milioni del proprio patrimonio libero per salvarla. Le Bcc di Pistoia e dell’Area pratese avevano un rapporto di credito deteriorato lordo sul totale degli impieghi superiore al 30%. Abbiamo collaborato appieno con il sistema del credito cooperativo, dimostrando tutta la solidarietà necessaria».

Alcuni suoi colleghi dicono che se ChiantiBanca ha pensato di venire meno all’impegno di ogni cooperatore (i più forti e i più bravi devono aiutare quelli meno bravi e i meno fortunati) è per una legittima tattica al fine di verificare come sarà realizzato il Gruppo e, in caso positivo, di aderirvi in tempi successivi...

«Non so chi dice queste cose, né perché, né voglio commentarle. I fatti parlano e parleranno chiari. Se per meno bravi o meno fortunati si intendono le consorelle, crediamo di aver assolto all’impegno di cooperatori coerentemente ai nostri talenti. Il fatto è che noi principalmente intendiamo per meno bravi e meno fortunati le famiglie e i piccoli operatori economici delle comunità e dei territori su cui operiamo, ed è rispetto a questi che ci sentiamo in modo particolare responsabili delle scelte che andremo ad assumere».

Una spa bancaria deve massimizzare il profitto per distribuire dividendi adeguati agli investitori di capitali fra i quali, in primis, la cooperativa che ha sottoscritto il capitale iniziale. In questo contesto di tassi bassissimi com’è possibile fare reddito? E come incrementare il patrimonio visto che la spa non potrà, fra l’altro, avvalersi delle agevolazioni fiscali previste per le Bcc (detassazione utili destinati all’incremento delle riserve)?

«La spa bancaria non potrà distribuire dividendi oltre il 50% dei profitti realizzati. La gran parte di questi dividendi, poi, andrà alla cooperativa che li destinerà ad attività sul territorio e a favore dei soci. Efficienza e qualità del credito saranno (come da sempre) necessarie per sostenere la redditività».

Sul territorio toscano quale può essere il mercato di riferimento della nuova banca visto l’esito non positivo di altre esperienze similari?

«Il nostro mercato resterà quello di sempre e cioè i privati e le famiglie nonché le piccole e piccolissime imprese locali. In più grazie a patrimonio, competenze e servizi adeguati potremo servire anche le medie imprese di eccellenza che in Toscana sono molto più numerose di quello che pensano i grandi gruppi bancari nazionali».

La spa bancaria sarà comunque una piccola realtà del mondo bancario e sarà annoverata fra quelle istituzioni creditizie di cui Bce e Banca d’Italia sollecitano l’aggregazione con banche di maggiori dimensioni. Nel vostro progetto avete messo in conto anche questa eventualità?

«No. Il nostro progetto prevede di realizzare una banca autonoma, di relazione regionale, molto innovativa nel servizio ma nella quale la singola filiale sul territorio, pur di nuova concezione, continuerà a svolgere il ruolo di incontro e scambio di idee con e fra i clienti e soci. Siamo piccoli se si guarda ai grandi gruppi e di ciò però ne andiamo fieri. Siamo meno piccoli se si guarda al mondo delle Bcc. Con 3 miliardi di depositi, 2,6 di impieghi, 310 milioni di patrimonio siamo la terza Bcc d’Italia. Abbastanza grande per poter sfruttare la propria autonomia».

La replica di Frosini: «Pronti per la riforma. E ChiantiBanca ci ripensi»

Dissenso per la scelta fatta da ChiantiBanca, ma anche grande serenità sulla tenuta del «sistema» Bcc. Roberto Frosini, direttore generale della Federazione toscana Banche di credito cooperativo lascia ancora aperti gli scenari futuri. E si prepara a gestire la riforma (dl 2298) approvata in via definitiva dal Senato lo scorso 6 aprile. Che impatto avrà in Toscana? «Ci sono 18 mesi di tempo dall’emanazione delle norme secondarie per la costituzione del Gruppo bancario Cooperativo – ci spiega Frosini – e quindi ancora non c’è stato un impatto, che sarà  comunque forte, perché siamo di fronte a una specie di rivoluzione copernicana per il credito cooperativo. Si passa infatti da un sistema di totale autonomia delle Bcc, ad un sistema di autonomia controllata da una società capogruppo, che avrà anche i poteri per far rispettare determinate scelte e indirizzi. Occorre però sottolineare che il legislatore non ha pensato ad un Gruppo bancario come quelli che siamo abituati a considerare sul mercato, dove la capogruppo ha il controllo azionario delle altre banche, ma ad un Gruppo dove la capogruppo ha innanzitutto il compito di favorire la migliore attuazione della missione della Bcc».

Gli accorpamenti e le fusioni erano già iniziate da tempo. Certamente sono sempre state dettate dalla volontà di rendere più robuste le singole Bcc. Ma non c’è il rischio di perdere quel contatto con il territorio che è sempre stata la vostra grande forza?

«Non siamo mai stati innamorati delle fusioni, ma ne abbiamo riconosciuto in certi casi la necessità ed in altri l’opportunità. Affinché le fusioni non facciano perdere lo spirito cooperativo, e quindi anche il contatto con il territorio, occorre che siano vissute come strumenti e non come obiettivi. In altre parole la fusione deve essere uno strumento per facilitare ancor di più il rapporto con il territorio».

La più grande Bcc toscana, ChiantiBanca, ha chiesto di  trasformarsi da banca cooperativa ad una spa. Come giudica la Federazione questa scelta? E che impatto potrà avere sul «sistema Bcc»?

«Per quanto ci risulta la banca ha inteso tenersi aperte le varie possibilità offerte dalla normativa, come aveva detto ai propri soci, in attesa degli sviluppi conseguenti all’approvazione della Riforma e quindi confidiamo che possa far parte del costituendo Gruppo. Ovviamente ci dispiacerebbe se ChiantiBanca dovesse invece conferire l’azienda bancaria in una spa , soprattutto da un punto di vista valoriale e ideologico; in quel caso non ci dovrebbero essere impatti sul sistema nel suo complesso, che conta su circa 350 banche con più di 20 miliardi di euro di patrimonio».

In pochi anni il sistema bancario è stato completamente ridisegnato e ha visto costituirsi poli sempre più grandi. Hanno ancora una «missione» queste piccole banche cooperative?

«Nel mercato c’è spazio per tutti: banche grandi, medie e piccole . Però più piccoli si è e meglio bisogna lavorare; questa è la sfida della piccola banca che finora è stata vinta. Noi crediamo che possa essere vinta anche in futuro.

Banche di credito cooperativo, lo «strappo» di ChiantiBanca
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