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Elezioni in Toscana: la mappa della protesta e del consenso

Gli indiani mandavano segnali di fumo e gli elettori lanciano messaggi attraverso il voto. Nelle recenti elezioni regionali, a Seggiano (Grosseto) Claudio Borghi candidato della Lega ha sfiorato il 34%, mentre a Marciana (Livorno) i votanti non sono arrivati al 24%. Segni di un sentimento di protesta strisciante e di disaffezione dalla politica, nonostante il successo del Pd e del presidente Enrico Rossi che a Montemignaio (Arezzo) sfiora il 70%.

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Possono essere considerati come espressione della protesta i voti della Lega, del Movimento 5 stelle e una parte degli astenuti che si possono stimare come un quarto del totale, considerando la perdita di voti del Pd rispetto alle europee dello scorso anno e il rapporto a livello comunale tra la percentuale ottenuta da Rossi  e quella dell'astensione che aumenta al diminuire  della prima. Sommati nelle loro percentuali danno un indicatore, cioè una sorta di temperatura o di febbre, del voto di protesta e disaffezione che va confrontato con quello medio a livello regionale.

Chi sta sotto la media manda un segnale di consenso e chi sta sopra di protesta.  Dove sta la protesta e il consenso della Toscana? La risposta sintetica nella cartina dove i colori sono quelli del semaforo. Rosso: protesta sopra la media (di almeno 3 punti), giallo: in linea con la media (tra 3 punti sopra e 3 punti sotto la media), verde: sotto la media (di almeno tre punti), quindi consenso.  I comuni rossi sembrano pochi, ma la popolazione che vi risiede è circa tre quarti del totale.

Il rosso è il malessere che in molti casi dipende dai problemi sul tappeto. Sono evidenti gli strascichi dell'accesa discussione sulle cave che coinvolge Massa, Carrara ed alcuni comuni intorno.

Significativo il fatto che in Garfagnana, territorio popolato dalle cave di marmo, vi sia invece consenso.

L'area più critica è la fascia che comprende Livorno, Pisa e Lucca sino ai comuni della Montagna Pistoiese. In quest'area le origini della protesta sono varie: sulla costa i problemi dei balneari che coinvolge Viareggio e Pietrasanta, a Livorno la crisi legata anche al porto, a Bagni di Lucca e Montecatini la crisi del settore termale, e a Pisa la questione dell'aeroporto che coinvolge anche la zona pratese.

A nord e a sud di Grosseto è evidente la protesta contro la Tirrenica. Ad est di Grosseto, nei comuni dell'Amiata c'è il problema della centrale geotermica sbloccata proprio alla vigilia delle elezioni.

L'Isola d'Elba ha forse risentito delle polemiche sul piano paesaggistico e sulla mancanza di un ospedale di base.

Ma alle dolenti note seguono i territori del consenso, intorno a  Firenze e a Siena, specialmente nella parte meridionale. Anche Arezzo e provincia sembrano territori del consenso, nonostante la sconfitta del Pd al recente ballottaggio per il sindaco di Arezzo. Da queste aree vengono alcun dei candidati record di preferenze come Saccardi, Giani, Ceccarelli e Scaramelli.

Territori del consenso che si spingono fino alla costa dove Piombino sembra aver apprezzato gli accordi per il rilancio del porto e delle acciaierie.

I territori che parlano e la politica che ascolta. Non a caso Rossi, nella futura Giunta, avendo acquistato un po' più di libertà data la non piena affermazione renziana, sembra voler avocare a se la delega del lavoro, tasto sensibile della politica regionale.

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