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Firenze, studenti insieme per un mondo unito

A Loppiano domenica 25 maggio la festa per i 35 anni della struttura che accoglie, nel cuore di Firenze, ragazzi di tutti  i continenti. Un clima di amicizia che ha permesso anche storie importanti  di riconciliazione, come  la giovane turca che durante la Guerra del Golfo ospitò in camera la ragazza curda rimasta senza casa...

Centro Internazionale Studenti - Firenze

L'appuntamento è alla Mariapoli di Loppiano. Qui nel novembre 1977 Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, e il cardinale Giovanni Benelli annunciarono la nascita del «Centro internazionale studenti Giorgio La Pira», in memoria del «sindaco santo» e infaticabile promotore di unità tra i popoli, appena scomparso. Sempre qui domenica 25 maggio, dalle ore 15.30, presente il cardinale Giuseppe Betori, sarà celebrato il trentacinquesimo anniversario di un’attività intensa, che ha visto passare da via dei Pescioni, a Firenze, oltre trentamila giovani di tutto il mondo. Sarà un momento di festa e allo stesso tempo di sintesi. Così come un bilancio senza retorica è stato fatto sul numero unico della rivista pubblicata in questa occasione dal Cis, aperta da uno stimolante «messaggio» dell’attuale arcivescovo di Firenze e presidente della Conferenza episcopale toscana. Che parte da un interrogativo: in che modo il «Centro La Pira» rappresenta la vocazione internazionale ed umanitaria di Firenze? Risponde il suo direttore, dottor Maurizio Certini: «In effetti Firenze ha, storicamente, una vocazione internazionale: non solo per  l’apporto di chi vi è nato, ma anche per i contributi giunti nel tempo dall’esterno. Pico scrive a San Marco il De Dignitate Hominis, Savonarola propone la sua Repubblica. La città, sebbene notoriamente "guelfa e ghibellina", ha anche una vocazione all’accoglienza fraterna, una spiccata sensibilità per l’aiuto ai deboli: vien subito da pensare a Monna Tessa,  alle Misericordie, all’Istituto degli Innocenti. Ma ci sono numerose altre realtà più recenti che, accanto a quelle antiche, operano ispirandosi ai valori della Fede o semplicemente alla solidarietà, per rispondere ai bisogni dell’uomo d’oggi. Il "Centro La Pira" si inserisce modestamente in questo solco virtuoso, che La Pira ha esaltato e promosso con la sua azione personale e istituzionale. Chi vi opera crede alla dignità e alla centralità della persona umana, fa proprio il valore della fraternità universale, ritiene che l’unica via per la pacifica convivenza nelle società contemporanee, oggettivamente pluriculturali, sia il dialogo». 

Ma non c’è il rischio - come sostiene il cardinale Betori - che questa aspirazione della città si appaghi di piccoli progetti e non riesca invece a tradursi in prospettive storiche?

«Il rischio c’è, ma troppo spesso ci guardiamo l’ombelico. Ritorniamo a La Pira: ha saputo così bene valorizzare Firenze partendo dai bisogni della popolazione più debole, proponendola poi come polo attrattivo a livello planetario. Ha fatto leva, con azioni programmate, sull’attuazione di cinque pilastri: per tutti il lavoro, la casa, la scuola,  l’ospedale, un luogo per pregare. Ma guardando la sua città, La Pira non si chiude. Conia lo slogan "unire le città per unire il mondo", perché ogni città è un organismo vivo che si è storicamente composto e ha qualcosa da dare a tutti, così come ha molto da imparare da altre esperienze, da altre polis. La Pira promuove la "politica della relazione" e del bene comune a livello mondiale attraverso una visione dell’economia e precise iniziative personali e istituzionali. Così facendo - da semplice sindaco - cambia la dimensione e la prospettiva della politica estera. Oggi possiamo fare altrettanto come cittadini e come Istituzioni, credendo anzitutto di più nell’Europa e recuperando il ruolo del Mediterraneo, bacino straordinariamente ricco per scambi tra culture ed occasioni di incontro tra popoli, divenuto purtroppo tomba per molti che fuggono da situazioni difficilissime».

La radice della fede alimenta sempre il luogo di accoglienza di via dei Pescioni, nel solco tracciato dal cardinale Benelli, da La Pira e Chiara Lubich?

«Senza tutto ciò la missione del Centro perderebbe senso. La Pira, Benelli e Chiara - con caratteristiche diverse - hanno agito per il bene dell’umanità, operando fino agli estremi confini della terra; senza mai risparmiarsi perché erano innamorati di Dio  e con San Giovanni sapevano che non si può amare Dio senza amare concretamente l’uomo. La loro esperienza di vita, espressa con azioni profetiche, insieme al "magistero" che ciascuno ha espresso, ci orienta costantemente. Alla vita del Centro partecipano attivamente anche persone che non hanno un riferimento di carattere religioso, ma questo aiuta tutti noi a credere di più all’Utopia del "mondo unito". Con il dialogo e  la reciproca emulazione possiamo recuperare il senso della realtà, sfuggendo irenismi o integralismi».

Come si può riassumere oggi l’impegno della Chiesa toscana e del Movimento dei Focolari?

«La Chiesa Toscana è molto impegnata sul piano dell’aiuto ai più deboli (basti pensare allo straordinario sostegno delle Caritas), alla educazione delle nuove generazioni (parrocchie, associazioni, gruppi), al vasto impegno dei laici, alla riflessione politica per il "bene comune" sulla quale anche Papa Francesco spinge molto. I Focolari sono un Movimento ecclesiale contemporaneo, diffuso nel mondo e strutturalmente aperto al confronto. Infatti ad esso non appartengono  solo cattolici, ma persone di diverse fedi religiose o con  visioni della vita prive di riferimenti trascendenti. Opera su molti versanti, raccogliendo esperienze internazionali: educazione, arte, lavoro ed economia, dialogo ecumenico e interreligioso. Il patrimonio ideale espresso da Chiara Lubich viene a poco a poco compreso, approfondito e attuato, così come la riflessione di Igino Giordani (già protagonista nell’Assemblea Costituente con La Pira), considerato dalla stessa Chiara suo cofondatore».

Nelle università italiane ci sono almeno 80 mila studenti stranieri, compresi quelli che frequentano corsi post-laurea e di formazione professionale. E ancora utile la creazione di altri centri di accoglienza sostenuti dal volontariato?

«La Toscana ha attuato politiche di sostegno agli studenti esteri con basso reddito e meritevoli, ma servono ancora spazi non istituzionali di aggregazione, di orientamento, di aiuto nello studio. Un luogo come il "Centro La Pira" offre occasioni speciali di amicizia vera e d’integrazione. Un giovane lontano dalla propria terra di origine, al quale manca il sostegno familiare, privo talvolta di mezzi economici che gli permettano la conclusione di un percorso di studi, necessita di relazioni vere e disinteressate, che da noi può trovare. Transitano e sostano giovani di tutto il mondo. Talvolta si sentono ostili gli uni verso gli altri, perché i rispettivi Paesi portano le ferite di un conflitto, di ataviche incomprensioni. Tante volte il clima di relazioni  che si vive all’interno in via dei Pescioni ha permesso esperienze significative di riconciliazione. Piccole cose, ma di grande valore. Ricordo ad esempio l’allestimento di uno spettacolo teatrale per la pace, promosso durante la Guerra del Golfo da studenti di Paesi nemici. Dopo settimane di prove insieme, fu naturale per una ragazza turca ospitare nella propria stanza una giovane curda sino ad allora considerata nemica, rimasta senza alloggio. Oppure, all’indomani della tragedia delle Torri Gemelle, la nascita delle scuole di arabo per i figli degli immigrati, che, dimenticando la lingua materna, stavano perdendo il contatto con i propri genitori, insieme ad una preziosa identità culturale».

Allora il Centro può considerarsi un modello da imitare?

«Negli ultimi tempi da varie parti d’Italia abbiamo ricevuto richieste di associazioni che vogliono conoscere il nostro percorso. Un’esperienza semplice, che si struttura ed evolve quotidianamente. Ricca di presenze di tutto il mondo, ha qualcosa di straordinario. La complessità della società contemporanea chiede che sia replicata, certamente con adattamenti alle varie realtà locali, in rete con esperienze analoghe e con le Istituzioni».

Il sito internet per saperne di più
I 35 anni del Centro internazionale studenti «Giorgio La Pira» saranno celebrati domenica 25 maggio nell’auditorium di Loppiano. Sul palco si alterneranno testimonianze, immagini, musica, poesia. Saranno presenti il cardinale Giuseppe Betori e i rappresentanti delle istituzioni. Per conoscere la storia del Centro, le attività, i corsi, si può consultare il sito www.centrointernazionalelapira.com

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