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Regionali, una buona legge per archiviare il «Cinghialum»

Bocciato dalla Consulta il «Porcellum», anche il «Cinghialum» toscano (suo riconosciuto genitore, senza bisogno di prove del dna) sembra ormai destinato ad andare in pensione. Non è una novità: è da tanto che se ne parla e la riforma della legge elettorale è entrata ormai da tempo nel mirino del Consiglio.

Parole chiave: legge elettorale (51)
Regionali, una buona legge per archiviare il «Cinghialum»

Ma per i cinghiali, si sa, servono cartucce a pallettoni e non a pallini, tipiche dei dibattiti inconcludenti cui siamo purtroppo avvezzi, più inclini alle «padelle» che a mettere infine qualcosa nel carniere, fosse solo un passerotto. E visto che le prossime elezioni non sono poi così lontane, il rischio di un nulla di fatto poteva essere dietro l’angolo.

Proprio per questo, appare indubbiamente importante la presentazione nei giorni scorsi, da parte del gruppo Pd, di una proposta di legge che, visti i numeri dei democratici a Palazzo Panciatichi, costituirà la nuova base su cui incentrare un dibattito che dovrebbe condurre in tempi brevi alla riforma.

Come ha spiegato il segretario regionale democratico Dario Parrini presentando l’idea di riforma, il nuovo impianto intende migliorare la proposta già presentata dal partito a gennaio, tenendo conto del confronto portato avanti in questi mesi anche con le altre forze politiche presenti in Consiglio. Stando così le cose, quindi, dovrebbe davvero essere la volta buona.

Ma cosa prevede dunque la bozza della nuova legge? Tenendo anzitutto conto che i consiglieri da eleggere non saranno più 55 ma solo 40, le differenze più eclatanti rispetto alla legge in vigore sono due: il ritorno delle preferenze (massimo due, per candidati di genere diverso) e l’istituzione di un ballottaggio nel caso in cui nessun candidato presidente superi il 40% dei voti. Verrebbero così a cadere i due aspetti più criticabili, ossia l’elezione dei consiglieri su liste bloccate e l’accesso al premio di maggioranza di almeno il 55% dei seggi per la coalizione più votata, anche nel caso che ottenesse una percentuale di molto inferiore, cosa almeno teoricamente possibile per via della situazione determinatasi con la crescita elettorale dei Cinque Stelle.

Non solo: l’espressione delle preferenze dovrebbe facilitata dall’indicazione dei nomi dei candidati sulla scheda (che si suppone quindi di dimensioni piuttosto consistenti), mentre per quanto riguarda i nuovi premi di maggioranza saranno del 60% dei seggi (quindi 24) nel caso che la coalizione ottenga più del 45% dei voti e del 57,5% (pari a 23 seggi) se si attesta invece tra il 40 e il 45% oppure risulta vincitrice al ballottaggio.

Piuttosto articolato anche il capitolo delle soglie di sbarramento: 10% per le coalizioni (che devono comunque contenere almeno una lista che ottiene il 3%), 5% per le liste non coalizzate (o comunque facenti parti di coalizioni che non superano lo sbarramento del 10%), 3% per le liste facenti parte di coalizioni che superano lo sbarramento del 10%. Il che vuol dire che una lista che facesse parte di un raggruppamento che non raggiunge la soglia del 10, può comunque «salvarsi» ottenendo una rappresentanza se da sola raggiunge almeno il 5.

Per chi supera gli sbarramenti previsti, i seggi verranno ripartiti a livello regionale anzitutto per coalizioni e successivamente tra le liste che ne fanno parte. Alla ripartizione generale partecipano naturalmente anche le liste non coalizzate che hanno ottenuto oltre il 5%. Le circoscrizioni elettorali sarebbero in tutto 13, 4 delle quali nella provincia di Firenze e una ciascuna nelle altre 9. Mediamente, quindi, ogni circoscrizione dovrebbe eleggere tre consiglieri. È possibile candidarsi in più circoscrizioni, fino a un massimo di tre.

Per quanto riguarda l’elettore, c’è anche la possibilità di esprime il voto disgiunto, cioè di poter scegliere un candidato presidente di uno schieramento e un candidato consigliere (o al massimo due, di genere come dicevamo diverso) di un altro. La soglia del 40% per l’elezione al primo turno si calcola comunque sui voti conseguiti dai candidati presidenti. È stata tolta, rispetto alla proposta originaria, la disposizione dell’indicazione del vicepresidente, da parte del candidato presidente, all’atto della presentazione delle liste: niente più «ticket», quindi, e mani libere per una scelta che a questo punto sarà successiva al voto.

Per presentare le liste, infine, sarà necessario un minor numero di firme, ridotte addirittura del 40% rispetto alla proposta originaria: partecipazione più facile al voto, quindi, poi ci penseranno eventualmente le soglie di sbarramento a far giustizia dei partitini da prefisso telefonico.

Complessivamente, quindi, l’impianto base della proposta targata Pd appare nella sostanza simile all’Italicum, in quanto basato sulla certezza della governabilità da conseguire eventualmente tramite il doppio turno. Se ne differenzia leggermente per le soglie di sbarramento e per l’eventuale ballottaggio (anche se non si sa ancora quali saranno quelle finali della legge nazionale) e soprattutto per l’elezione diretta del presidente (mentre a livello nazionale non c’è ovviamente quella del premier, almeno per il momento incostituzionale) e per il ripristino delle preferenze, tuttavia oggetto – sul fronte Italicum – dell’apertura renziana nei confronti dei grillini. Che dopo il circolo vizioso tra «Cinghialum» e «Porcellum» sia venuto il momento di un circolo virtuoso che abbia sempre la Toscana come regione ispiratrice? Nel caso, sarebbe davvero l’occasione buona pere un doveroso riscatto dopo i danni del passato...

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Francesco Cuccuini 05/07/2014 11:55
Quante responsabilità
Quante responsabilità per queste leggi elettorali fatte quasi sempre a proprio tornaconto.
Leggi elettorali ad personam a cui molti, forse troppi, hanno contribuito in vario modo.

Purtroppo il problema, il grosso problema, presente e attuale è che i beneficiari di queste leggi "ad personam o quasi" dovrebbero modificarle...
Grosso problema.

Saluti

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