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Simoncini in Consiglio regionale: «In Toscana la crisi più grave è quella delle Pmi»

Far ripartire le piccole e medie imprese toscane rilanciando il mercato interno, sostenerne gli investimenti e con questi la propensione all’innovazione e la competitività. E’ questa, secondo l’assessore alle attività produttive Gianfranco Simoncini, la vera grande sfida con cui la Toscana deve cimentarsi, ora e nei prossimi mesi.

Parole chiave: cassa integrazione (116)

Lo ha detto facendo il punto, nella sua relazione al Consiglio regionale, sulle situazioni di crisi che hanno visto la Regione in prima linea, seguendo negli ultimi due anni 73 vertenze che coinvolgono 18 mila 500 lavoratori. «Quasi sempre quelle che si pongono all’attenzione generale – osserva l’assessore – sono le crisi delle medie o grandi imprese nazionali o internazionali. Ma c’è una crisi diffusa che, meno evidente, resta tuttavia la più grave per la nostra regione: è la crisi della piccola e piccolissima impresa che costituisce il 98% del tessuto produttivo toscano e occupa il 70% dei lavoratori. Una crisi che mette in ginocchio l’economia, deprime il mercato interno e l’occupazione di migliaia di lavoratori. Basti pensare che, a metà del 2012, le aziende artigiane sono calate di 1534 unità, scendendo sotto quota 10 mila, dopo aver toccato quasi le 12 mila unità negli anni 2005-2006».

La Cassa in deroga. L’utilizzo della cassa integrazione in deroga, in crescita esponenziale negli ultimi due anni, è la cartina di tornasole di questa situazione, ma anche lo strumento più importante a difesa dei livelli occupazionali. Uno strumento che oggi è fortemente a rischio. La Toscana, terminate le risorse assegnate, ha dovuto sospendere le autorizzazioni dall’11 aprile scorso, mentre le richieste continuano ad arrivare a ritmo crescente: all’8 maggio ne erano pervenute 8.764, per oltre 26 mila lavoratori e un impegno di spesa di circa 107 milioni di euro. L’assessore ha ricordato che, come Conferenza delle Regioni, più volte è stato sollecitato il governo a emanare un decreto urgente per coprire l’intero fabbisogno.
In parallelo al lavoro sugli ammortizzatori sociali e agli incentivi per le imprese che assumono (con l’ultima novità della “dote del lavoratore” che integra incentivi, sgravi fiscali e formazione), al fondo per l’anticipo della Cigs e al contributo per integrare i contratti di solidarietà, la Regione mette in campo iniziative che puntano a far ripartire lo sviluppo: dagli interventi concreti per favorire l’accesso al credito delle pmi, agli aiuti per gli investimenti in ricerca e sviluppo, al sostegno all’internazionalizzazione, all’aggregazione fra imprese, dall’autoimprenditorialità alla legge che rende obbligatorio il rimborso spese per i tirocini.
“Oltre a questo chiediamo una svolta nelle azioni del governo nazionale – prosegue Simoncini – , con la riduzione della pressione fiscale, il sostegno all’accesso al credito per le imprese, politiche industriali che sostengano la competitività dell’economia nazionale”.

Le vertenze. Sono state poi ripercorse le principali vertenze aperte oggi in Toscana. A cominciare dalla grave crisi che interessa il polo siderurgico di Piombino che, con quasi 3000 addetti diretti e 1500 nell’indotto (di cui 2200 alla Lucchini e 540 alla Magona), rappresenta la più grande realtà industriale della Toscana, il secondo polo siderurgico a livello nazionale, primo per i prodotti “lunghi”. Per questo l’assessore ha manifestato a Roma, nei giorni scorsi, a fianco delle organizzazioni sindacali per sollecitare una soluzione da parte del nuovo governo, che ha dichiarato di voler affrontare la questione a un tavolo unico nazionale sull’acciaio. Mentre è stato formalizzato il riconoscimento di area di crisi complessa, la Regione si è mossa anche nei confronti dell’Europa, chiedendo, su questo, un incontro urgente con il vice presidente della Commissione europea Antonio Tajani. Proprio in vista di questo appuntamento, è stato già fissato a Bruxelles un incontro, il 23 maggio, con il capo di gabinetto del vice presidente.

Fra le grandi questioni aperte, anche Selex Es (ex Galileo, Elsag, Sistemi integrati), in tutto 1300 addetti in Toscana, con una riunione già convocata per il prossimo 16 maggio, propedeutica alla richiesta di incontro con l’amministratore delegato di Selex e all’apertura di un tavolo con il ministero dello sviluppo economico.
La Regione sta inoltre seguendo vicende critiche che riguardano interi comparti industriali, decine di aziende mediograndi e una miriade di piccole e picolissime. Come ad esempio la componentistica auto di Livorno Collesalvetti (con aziende quali De Tomaso, Magna, Pierburg, Trw), la camperistica, il comparto gomma-plastica (Trelleborg, Gbl, Tss, Cil). Come pure la complessa questione della ex Eaton, per cui la Regione sta lavorando all’acquisizione dell’area e alla sua reindustrializzazione. In via di soluzione la vertenza della storica manifattura di Sesto FiorentinoRichard Ginori, che attende l’efficacia dell’atto di cessione al nuovo acquirente Gucci per il 22 maggio, mentre si sta realizzando la cessione per la fiorentina Seves (175 addetti) ad un fondo di investimento tedesco. Per Abbigliamento Grosseto (ex Mabro) , ricordando gli esiti degli ultimi incontri con la richiesta del pagamento degli stipendi e l’attivazione della Prodi-bis, l’assessore ha sottolineato il permanere di una divisione tra i lavoratori, auspicando che si possa ricostruire un’unità di intenti tra le organizzazioni sindacali. Si è conclusa invece con un accordo, la vertenza per la Kme, che resterà manterrà ruolo e sedi in Toscana, a fronte di ricorso ad ammortizzatori sociali, fra cui contratti di solidarietà.

«Nonostante la drammaticità della crisi la Toscana sta facendo la sua parte – conclude l’assessore Simoncini – come dimostra la capacità di tenuta dell’occupazione, che è comunque in ascesa, al 7,8%, e del tessuto sociale. Ma non basta. Serve una politica nazionale, che metta al più presto il lavoro e lo sviluppo al centro della sua azione».

Fonte: Comunicato stampa
Simoncini in Consiglio regionale: «In Toscana la crisi più grave è quella delle Pmi»
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