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Abusi sui minori, Papa Francesco: «le parole più dure di Gesù sono per chi dà scandalo ai piccoli»

«Lavoriamo dunque insieme per avere sempre il diritto, il coraggio e la gioia di guardare negli occhi i bambini del mondo». Si è concluso con questo commovente appello il lungo e articolato discorso che Papa Francesco ha rivolto questa mattina ai partecipanti al primo congresso globale che si è svolto a Roma su «La dignità del minore nel mondo digitale».

Percorsi: Internet - Pedofilia
Papa Francesco con Danile Pittet, che ha scritto un libro sugli abusi subiti da piccolo (Foto Sir)

Lo sguardo dei bambini. «In moltissime occasioni e in tanti Paesi diversi – ha detto il Papa – i miei occhi incontrano quelli dei bambini, poveri e ricchi, sani e malati, gioiosi e sofferenti. Essere guardati dagli occhi dei bambini è un’esperienza che tutti conosciamo e che ci tocca fino in fondo al cuore, e che ci obbliga anche a un esame di coscienza. Che cosa facciamo noi perché questi bambini possano guardarci sorridendo e conservino uno sguardo limpido, ricco di fiducia e di speranza? Che cosa facciamo perché non venga rubata loro questa luce, perché questi occhi non vengano turbati e corrotti da ciò che incontreranno nella rete, che sarà parte integrante e importantissima del loro ambiente di vita?». Il Papa invita a guardare «con tenerezza a tutti i bimbi che vengono al mondo, ogni giorno e sotto ogni cielo, bisognosi anzitutto di rispetto, ma anche di cura e di affetto per poter crescere in tutta la meravigliosa ricchezza delle loro potenzialità».

E a chi abusa di loro, Francesco ricorda che «le parole più dure di Gesù sono proprio per chi dà scandalo ai piccoli» («Conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare»). E aggiunge: «Dobbiamo dunque dedicarci alla protezione della dignità dei minori con tenerezza ma anche con grandissima determinazione, contrastando con tutte le forze quella cultura dello scarto che oggi si manifesta in molti modi a danno soprattutto dei più deboli e dei più vulnerabili, come sono appunto i minori».

Nella «dark net» il male si espande. «La rete ha un suo aspetto oscuro e delle sue regioni oscure (la dark net) dove il male trova modi sempre nuovi e più efficaci, pervasivi e capillari per agire ed espandersi». Il papa ha espresso una denuncia fortissima degli aspetti negativi e pericolosi della Rete soprattutto per i più piccoli. Il Pontefice ha riconosciuto da una parte «le potenzialità bellissime» che il mondo del web ha aperto in questi ultimi decenni. Dall’altra ha evidenziato «le conseguenze negative» e si è domandato se «siamo capaci di guidare i processi che noi stessi abbiamo messo in moto, se non ci stanno sfuggendo di mano, se stiamo facendo abbastanza per tenerli sotto controllo».

Chiamati a mobilitarsi insieme. «Nella Rete – ha aggiunto – dilagano fenomeni gravissimi» come la diffusione di immagini pornografiche «sempre più estreme perché con l’assuefazione si alza la soglia di stimolazione»; il crescente fenomeno del sexting fra i giovani e le ragazze che usano i social media; il bullismo che si esprime sempre più online ed è vera violenza morale e fisica contro la dignità degli altri giovani; la sextortion; l’adescamento dei minori a scopo sessuale tramite la rete è ormai un fatto di cui le cronache parlano continuamente; per arrivare fino ai crimini più gravi e spaventosi dell’organizzazione online del traffico delle persone, della prostituzione, perfino dell’ordinazione e della visione in diretta di stupri e violenze su minori commessi in altre parti del mondo ». Di fronte a tutto ciò «restiamo inorriditi». Ma – incalza il papa – «non dobbiamo lasciarci dominare dalla paura, che è sempre una cattiva consigliera. E nemmeno lasciarci paralizzare dal senso di impotenza che ci opprime di fronte alla difficoltà del compito. Siamo invece chiamati a mobilitarci insieme, sapendo che abbiamo bisogno gli uni degli altri per cercare e trovare le vie e gli atteggiamenti corretti per dare risposte efficaci».

Tre «errori di prospettiva» da evitare. Papa Francesco ha poi indicato tre «errori di prospettiva» che vanno evitati perché la mobilitazione per un web sicuro sia «efficace». «Il primo – ha detto – è sottovalutare il danno che viene fatto ai minori dai fenomeni prima ricordati. La difficoltà di arginarli ci può indurre nella tentazione di dire: «In fondo la situazione non è poi così grave…». Ma i progressi della neurobiologia, della psicologia, della psichiatria, portano invece a rilevare l’impatto profondo delle immagini violente e sessuali sulle menti malleabili dei bambini, a riconoscere i disturbi psicologici che si manifestano nella crescita, le situazioni e i comportamenti di dipendenza, di vera schiavitù conseguenti all’abuso nel consumo di immagini provocanti o violente. Sono disturbi che incideranno pesantemente sull’intera vita dei bambini di oggi». Il secondo errore «è pensare che le soluzioni tecniche automatiche, i filtri costruiti in base ad algoritmi sempre più raffinati per identificare e bloccare la diffusione delle immagini abusive e dannose siano sufficienti per fronteggiare i problemi». Sono certamente «misure necessarie», ma non bastano. «È anche necessario che, all’interno stesso della dinamica dello sviluppo tecnico, la forza dell’esigenza etica sia sentita dai suoi attori e protagonisti con molto maggiore urgenza, in tutta la sua ampiezza e nelle sue diverse implicazioni». Il terzo possibile errore di prospettiva consiste nella «visione ideologica e mitica» di considerare la rete come «regno della libertà senza limiti». «Qui non si tratta di esercizio di libertà, ma di crimini, contro cui bisogna procedere con intelligenza e determinazione, allargando la collaborazione dei governi e delle forze dell’ordine a livello globale, come globale è diventata la rete».

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